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CONVENZIONE/ Il giurista: bene il "doppio binario" di Letta, ma a due condizioni

Pubblicazione:martedì 14 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 14 maggio 2013, 13.23

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Il percorso delineato dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, sembra ormai chiaro nei punti essenziali: un doppio binario, politico-istituzionale e tecnico-giuridico, per giungere alle riforme costituzionali da lungo tempo attese.

La soluzione infine prescelta deve essere apprezzata, proprio perché distingue il momento tecnico dal momento politico, evitando così quella originale soluzione che inizialmente sembrava prevalere, cioè un organismo a composizione mista, formato nello stesso tempo da esponenti delle forze politiche presenti in Parlamento e da personalità dotate di specifiche competenze di carattere tecnico-giuridico. Questo organismo, sin dai primi passi di questo nuovo processo riformatore, è stata detta “Convenzione”.

Forse il suggerimento di tale qualificazione dipendeva dal fatto che aveva avuto composizione mista anche la “Convenzione” cui nel 1999 il Consiglio europeo affidò la redazione di quella che poi è divenuta la Carta europea dei diritti proclamata a Nizza. Di questa Convenzione, formata da rappresentanti degli Stati, dei parlamenti nazionali, del parlamento europeo e della Commissione europea, fecero parte anche giuristi, docenti universitari, magistrati e esperti designati dalle distinte istituzioni nazionali e europee. Sicché ne risultò, di fatto, una fortunata commistione di competenze tecnico-giuridiche e di esperienza politico-istituzionale.

Il nostro caso, però, è diverso. Non si tratta, come nel caso della Convenzione appena ricordata, di consolidare e di mettere in chiaro il dato prescrittivo e giurisprudenziale risultante per lo più da testi normativi vigenti. Si deve, invece, porre mano a consistenti modifiche del vigente testo costituzionale secondo un chiaro ed efficace progetto di innovazione. Dunque, è necessario distinguere tra il compito degli esperti, cui compete fornire il quadro ragionato e sapienziale delle opzioni disponibili per raggiungere gli obiettivi preferiti nel modo corretto, e le responsabilità della politica, che deve assumersi le scelte decisive in coerenza con le soluzioni tecnico-giuridiche offerte e validate dai giuristi.

La distinzione e il concorso tra il momento tecnico e il momento politico sono stati elementi essenziali per il successo di percorsi riformatori già verificatisi in passato sia nel nostro ordinamento che in altri Paesi. Si pensi soltanto, da noi, al ruolo della Commissione presieduta da Ugo Forti, nominata dal Ministero della Costituente e che fornì all’Assemblea costituente l’importante e per molti aspetti decisiva relazione sui problemi attinenti alla riorganizzazione dello Stato. E in Francia, più di recente, il rapporto presentato dalla Commissione presieduta da Eduard Balladur e che è stata alla base dell’ultima riforma costituzionale del 2008.


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