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Politica

CONVENZIONE/ Sisto (Pdl): se si cambia subito la legge elettorale si fanno solo disastri

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Questo è un problema del governo, non certamente del Parlamento. Parliamo di esperti che il governo ha intenzione di individuare per poter essere meglio assistito nell’affrontare quelle che sono le proposte avanzate: personalmente non ho particolari preferenze riguardo coloro che dovranno comporre questa commissione, ma è indubbio che le proposte dovranno obbligatoriamente passare attraverso le maglie del Parlamento.

 

Passiamo invece alle riforme: sia Franceschini che Quagliarello si sono soffermati sulla legge elettorale, mentre lei ha detto in questi giorni di non credere che questa sia una priorità “perché molto dipende dall'assetto che verrà”. Cosa intende?

Se andiamo a modificare il modello ordinamentale fondamentale, mi sembra logico che la legge elettorale seguirà quasi in modo naturale queste modifiche. Anticipare una legge elettorale con la certezza di dover modificare il modello di Stato, quindi, rappresenta un passo in avanti che non ha alcuna giustificazione. Inoltre si corre anche un altro rischio.

 

Quale?

Che si scateni un vero "tsunami" legislativo per cui tutte le energie nervose che dovrebbero servire per le riforme siano spese per tutte quelle piccole grandi conflittualità che la modifica della legge elettorale comporta. Andremo quindi a porre in essere una sorta di equilibrismo legislativo, per anticipare una legge elettorale su un modello da modificare, con un’ansia di cambiamento che non è certamente indipendente dalle aspettative che ciascun partito ha dalle prossime consultazioni.

 

Lei quindi cosa propone?

Sostengo semplicemente che la legge elettorale va lasciata alla fine e che bisogna prima operare sulle riforme costituzionali e modificare il modello. Proprio su questo, poi, sarà possibile ritagliare con maggiore facilità e con maggiore capacità di consenso una legge elettorale perfettamente sintonizzata a ciò che è stato fatto in precedenza. Prima di tutto, quindi, è necessario procedere con quelle riforme istituzionali già più volte annunciate, come il taglio dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto e, infine, la legge elettorale.

 

Lei ha recentemente proposto quello che è stato già chiamato “Sistellum”. Di che si tratta?

Fatta eccezione per il nome che era più che altro una battuta di un cronista, sulla legge elettorale posso dire di non avere una grandissima passione per l'esasperazione delle preferenze, come anche non ho alcuna propensione per il Porcellum dell’antipolitica. Basta quindi con l’eccesso di preferenze e con l’eccesso di voto massificato, affinché si possa arrivare a un buon equilibrio tra preferenze e un voto che non sia esclusivamente indirizzato a favorire alcuni a discapito di altri.

 

Come mai la riforma istituzionale è prioritaria secondo lei?

Semplicemente perché il tempo passa, il modello di Stato si evolve e va adeguato. Un cambiamento è ormai ritenuto da tutti necessario, quindi deve avvenire il prima possibile. Le riforme istituzionali sono prioritarie perché sono condivise da tutti: su qualche passaggio poi ci potrà essere un maggiore dibattito, ma credo che l’esigenza di cambiamento sia davvero universale.

 

(Claudio Perlini)

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COMMENTI
16/05/2013 - necessità (Paolo Facchini)

L'unica cosa chiara è che finché la legge elettorale non viene modificata, il governo regge. Ci sarebbe anche un gravissimo precedente se venisse modificata: verrebbe mantenuta, addirittura, una promessa elettorale (sia PD che PdL) e questo minerebbe la (in)attendibilità dei partiti. Su, onorevole, non ci tedi con energie distratte, conflittualità latenti: dimostrate piuttosto di essere in grado di lavorare insieme anche se non siete d'accordo su questo punto (come governo). Ricordava lei che è materia del Parlamento: fatelo lavorare, anche se deve decidere di tagliare un ramo, secco, per garantirci finalmente una governabilità.

 
16/05/2013 - A proposito di disastri... (Giuseppe Crippa)

Se uno scampasse dopo un terremoto al crollo di metà della sua casa costruita senza sistemi antisismici e tornasse immediatamente a vivere nell’altra metà rifiutandosi di abitare una tenda per il tempo necessario a costruire una nuova casa ben più sicura, come lo definireste? Io definisco allo stesso modo l’on. Sisto.