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PORCELLUM/ Sulla legge elettorale i giudici danno l'ultimatum ai politici

Pubblicazione:sabato 18 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 18 maggio 2013, 9.28

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Immaginiamoci cosa succederebbe se, d’un tratto, le Camere si sciogliessero e ci fosse bisogno di far funzionare una legge elettorale che non garantisce la distribuzione di tutti i seggi di camera, senato e circoscrizioni estero. Semplicemente non ci potrebbero essere elezioni perché non ci sarebbe una legge elettorale funzionante. 

Ma se questa è l’esigenza che sta alla base del diniego di referendum parziali - ed è una esigenza di funzionalità del sistema elettorale - dobbiamo anche chiederci se questa esigenza non stia sullo sfondo anche di un eventuale annullamento parziale da parte della Corte costituzionale. In altre parole, è chiaro che la Corte ha il dovere di annullare norme in contrasto con la Costituzione, innanzi tutto per salvaguardare l’effettività dei principi scritti in Costituzione 65 anni fa. Ma la Corte ha anche il dovere di salvaguardare quel principio costituzionale per cui le camere devono potere essere elette in qualunque momento. Quindi, in questo caso, un annullamento è possibile. 

E tuttavia, per evitare ogni paralisi di funzionamento, deve essere anche un annullamento autosufficiente, posto che altrimenti l’annullamento della Corte sarebbe distruttivo come una abrogazione referendaria.



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