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SCISSIONE PD (?)/ Grazie a Letta, Epifani perde la piazza e un pezzo di sinistra

Pubblicazione:domenica 19 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 19 maggio 2013, 15.33

Maurizio Landini (Foto: Infophoto) Maurizio Landini (Foto: Infophoto)

“Nessun nemico a sinistra”, il vecchio dogma leninista e staliniano, assorbito in toto dal PCI di Togliatti, è forse risultato come un monito nella testa dei massimi dirigenti del Partito Democratico nel giorno dei centomila che sono accorsi a Roma in Piazza San Giovanni raccogliendo l’appello della FIOM. Chissà quali sentimenti sono passati nella testa e nel cuore di Guglielmo Epifani, segretario traghettatore del PD, ma prima ancora ex segretario generale della CGIL, a sentirsi incalzare da Maurizio Landini, leader di una sinistra che non ci sta e che non si sente oggi per nulla rappresentata dai democratici. Ha usato parole taglienti come pietre, di quelle che colpiscono nel segno: “Siamo qui per cambiare il paese e per mandare a casa i responsabili dello sfascio”. 
Traduzione il nostro nemico rimane quella destra con cui il PD siede in questo momento al governo del paese. Da qui a dire che anche i democratici sono un nemico il passo è breve, anzi brevissimo. Contro il neo leader del PD è stato un tiro al bersaglio, da Vendola a Ingroia, da Cofferati a Barca, tutti parlano di occasione mancata. Il diretto interessato ha scelto di non esserci per non fornire alibi al centrodestra, ma paga un prezzo elevatissimo. E la sua giustificazione suona come parziale. “Quando una forza politica sostiene un governo – è stato costretto a spiegare - il suo primo imperativo è dare risposte alle persone che pongono problemi. Esattamente ciò che ha fatto il governo. Oggi in piazza si è detto 'ripartire dal lavoro', il governo è ripartito esattamente da quello”. 
Quindi, a detta di Epifani, essere o non essere in piazza fa poca differenza, quel che conta è la sostanza. E’ tutto da dimostrare che la percezione che ha l’elettorato di sinistra corrisponda alle parole di Epifani, e i dubbi sono più che legittimi. Il rancore nei confronti del PD potrebbe accrescersi ancora, ma è tutto da dimostrare che saprà coagularsi in un progetto politico alternativo e concorrente a quello democratico, che – intanto – deve imbastire un congresso che chiarisca qualcosa del proprio futuro. In teoria, gli spezzoni di politica e di società civile in grado di coalizzarsi ci sarebbero, basti vedere le presenze a piazza San Giovanni: FIOM, SEL, quei grillini che guardano a Rodotà, secondo il quale la maggioranza odierna mette a rischio la sinistra. A questo vanno aggiunti anche i rimasugli di Italia dei valori e di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Per fortuna di Epifani, però, per il momento non si vedono né il progetto, né il leader in grado di catalizzare gli scontenti a sinistra del PD, attraendo magari anche una fetta della classe dirigente di largo del Nazareno.


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