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LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: eliminare il premio di maggioranza, con Beppe Grillo è inutile

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

Se anche vi fossero dubbi, le cause limitative dell’ineleggibilità, dal momento che riguardano un diritto di partecipazione politica, non devono essere interpretate in modo estensivo ma in modo restrittivo. Quindi l’interpretazione che vuole fare passare Grillo e una parte del Pd risulterebbe totalmente in contrasto anche con il principio che nel dubbio va favorita la partecipazione.

 

Passiamo alla legge elettorale. Per Quagliariello, andrebbe modificata solo dopo la riforma della Costituzione …

Se si ha intenzione di modificare la forma di governo, allora ha senso che la riforma della legge elettorale subentri in un secondo momento. In base al fatto che nella Costituzione sarà inserito il presidenzialismo o un’altra forma, decideremo di fare una legge elettorale corrispondente. Se al contrario conserviamo l’attuale forma, è possibile modificare subito la legge elettorale, che ha indubbiamente qualche difetto sia pure non estremo.

 

Quali sono questi difetti che vanno corretti?

Il problema di fondo è che questa volta la legge non ha funzionato perché siamo passati da un sistema politico bipolare a uno “quadripolare”. Le forze in campo sono Pdl, Pd, M5S e Scelta civica. Una legge tarata sul bipolarismo in una situazione del genere non può funzionare. Se si prende atto che la presenza di quattro poli si è consolidata, bisogna togliere il premio di maggioranza perché comunque si avrà sempre bisogno di governi di coalizione.

 

Lei rinuncerebbe a priori a una maggioranza basata su un solo schieramento?

Il punto è che è inutile alterare la proporzionalità con un premio di maggioranza, se poi non si raggiunge la governabilità. Qualsiasi legge elettorale si basa su due pilastri: il principio di rappresentanza, cui corrisponde il criterio proporzionale, e quello di governabilità, che è esaltato dal sistema maggioritario. La mia proposta è quindi quella di introdurre un sistema maggioritario a collegi uninominali a singolo o a doppio turno. In alternativa, se vogliamo puntare sul proporzionale, è possibile pensare a una clausola di sbarramento per i partiti al di sotto del 5%.

 

(Pietro Vernizzi)



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