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LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: eliminare il premio di maggioranza, con Beppe Grillo è inutile

Pubblicazione:giovedì 23 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 23 maggio 2013, 12.16

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Ineleggibilità di Berlusconi e legge elettorale al centro del dibattito politico. Da un lato c’è il rinvio “a data da destinarsi” della seduta della giunta delle elezioni al Senato sulla questione che riguarda il Cavaliere. Secondo una legge del 1957 i concessionari dei beni dello Stato sono ineleggibili in Parlamento. Il nodo del contendere, irrisolto dal 1994, è che Berlusconi è proprietario di Mediaset, concessionario dei diritti tv, ma non la gestisce direttamente. A tornare in primo piano è anche il tema della nuova legge elettorale. Per Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, “c’è un accordo nella maggioranza per fare una riforma minimalista che ricontestualizzi il Porcellum”. Ilsussidiario.net ha intervistato il costituzionalista Stelio Mangiameli.

 

Partiamo dalla questione dell’ineleggibilità di Berlusconi. Ritiene che la questione sia fondata?

La questione dell’eleggibilità di Berlusconi è stata posta a partire dal 1994, anche durante il periodo in cui vi erano maggioranze di centrosinistra in Parlamento. E’ stata sempre risolta nel senso che il Cavaliere è perfettamente eleggibile in virtù della distinzione tra proprietà di Mediaset, che è sua, e gestione, che è in mano ad altri. Affermare che siano ineleggibili tutti coloro che possiedono azioni di una qualunque società concessionaria, significa trasformare completamente il concetto alla base della legge del 1957. Berlusconi dunque è perfettamente eleggibile.

 

Che cosa ne pensa del fatto che il tema dell’ineleggibilità torna alla ribalta dopo 19 anni di presenza ininterrotta di Berlusconi in Parlamento?

Nella prassi del diritto parlamentare, un qualunque precedente fa stato. Ricordo che quello parlamentare è un diritto che non si può facilmente portare davanti ai giudici, perché le Camere godono di una completa autonomia decisionale in ordine alla verifica dei poteri e ai temi dell’ineleggibilità e dell’incompatibilità. Tutte le questioni di questo tipo si risolvono solo all’interno delle Camere, le quali altrimenti subirebbero l’interferenza di un altro potere. La prassi parlamentare ha fornito un’interpretazione che esclude in modo netto l’ineleggibilità di Berlusconi.

 

Quindi lei non ha dubbi?


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