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RUBY E MEDIASET/ Toti (Tg4): le motivazioni dei giudici mettono a rischio la tenuta del Pd

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Due pesanti bastonate in una volta sola. Ieri, in un’unica giornata, è uscita le motivazione della sentenza d’Appello sui diritti Mediaset (in cui Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale) e quella della Cassazione relativa alla decisione di non trasferire i processi Ruby e Mediaset a Brescia. Nella prima, si afferma che «vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del gruppo B e, quindi, dell'enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore». Nella seconda, invece, si lamenta anzitutto come le componenti del collegio giudicante che si sono espresse sulla causa di separazione da Veronica Lario siano state «superficialmente dileggiate» (Berlusconi le aveva definite “giudicesse comuniste”). E' stato, infine, denunciato come l’istanza di trasferimento «piuttosto che da reali e profonde ragioni di giustizia, sia stata ispirata da strumentali esigenze latamente dilatorie». Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto e del Tg4, ci spiega perché c’è qualcosa che non quadra.

 

Come valuta le due motivazioni?

Posto che, benché sia doveroso dare per scontato che la Corte d’appello e la Cassazione non si siano di certo messe d’accordo, è comunque piuttosto curioso che entrambe le motivazioni siano uscite nella stessa giornata. In ogni caso, partiamo da quella relativa al processo Mediaset: già di per sé risultava abbastanza incredibile la sentenza di condanna in appello. Di conseguenza, lasciano ancora più perplesse le spiegazioni.

 

Perché?

E’ difficile credere che un gruppo aziendale che ha pagato centinaia di milioni di euro di tasse abbia messo in piedi un marchingegno delinquenziale volto a evadere una cifra che corrisponde grosso modo all’1 per cento dell’importo versato. Il gioco non valeva la candela. Inoltre, Berlusconi ha lasciato l’azienda in mano a Piersilvio, di cui si fida ciecamente, e al suo più caro amico di sempre, Fedele Confalonieri. Avesse mai dovuto compiere qualsivoglia operazione, anche minimamente illegittima, sui bilanci dell’azienda, lo avrebbe fatto attraverso la linea di comando, trattandosi di persone di sua completa fiducia.

 

Cosa ne pensa, invece, delle motivazioni della Cassazione?

I giudici, nel respingere la legittima suspicione, si sono lasciati andare a giudizi di valore nei confronti dell’imputato e dei suoi legali che difficilmente sono ammissibili in una aula di tribunale. Nel merito, non so di cos’abbia ancora bisogno la Cassazione per spostare questi processi, dato che è vent’anni che Berlusconi viene messo sotto torchio a Milano. Resta il fatto che quand’anche l’ex premier avesse torto e la Cassazione lo ritenesse colpevole, la Cassazione avrebbe fatto meglio a spostare i procedimenti.

 

Perché avrebbe dovuto farlo?



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