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Politica

IL CASO/ Io, elettore di Beppe Grillo, ho scoperto che M5S è una casta...

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Il secondo fattore è legato al rendermi conto della sostanziale improduttività dei Meetup il cui lavoro nasce da presupposti ideologici calati da un piccolo gruppo di leader locali (uno vale uno?!?), si sviluppa in modo impermeabile ai pareri diversi da quelli "dominanti", e di conseguenza produce dei "totem" utili solo ad orientare in modo mass-mediatico le strategie elettorali sul territorio. Se questo è l'aspetto qualitativo, quello quantitativo non è da meno, infatti, su quasi 1.500 iscritti ai Meetup dell'area urbana cosentina solo una cinquantina partecipano fisicamente e questi, a parte esercitare la fantasia per intrattenere i cittadini durante i banchetti e discutere i progetti ideologici di cui sopra, producono praticamente nulla. Il terzo fattore, che per me è stato decisivo, fa poi riferimento al comportamento avuto in questi primi mesi di politica nazionale, e che ha mostrato platealmente questa posizione di chiusura e di "esclusività". Quando l'on. Lombardi disse al premier incaricato on. Bersani «le parti sociali siamo noi» rivelò chiaramente di rappresentare quella "parte" di cittadinanza che pensa di conoscere la realtà meglio degli altri solo perché la guarda dal "totem" per eccellenza: la rete, i social network, i blog, etc. Quando poi l'on. Colletti disse che il nuovo governo «odora di intrecci di comitati d’affari quali Cl e Compagnia delle Opere» ha pescato nelle demagogie più grossolane per comporre un giudizio, non solo gravemente offensivo, ma scioccamente “esclusivo” sull'origine educativa delle più spettacolari opere sociali, culturali e caritative che esistono in Italia. Questi tre fatti evidenziano chiaramente un sistema valoriale "marxista" e totalmente orientato ad identificare ed eliminare il nemico, le caste, i "cattivi", subentrando, in qualità di "buoni", al loro posto.