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DOPO ELEZIONI/ Beppe Grillo apre la strada al governo dei pm

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Quest’analisi semplificante della realtà, come tutte le semplificazioni, non può non sfociare in una logica dicotomica, già emersa nelle ideologie più tetre degli anni ideologici appena trascorsi. Prevale un clima da forca, dove riemergono i miti popolari di un mondo a due velocità, dove i privilegiati risiedono tutti da una parte, mentre dall’altra albergano quanti sono chiamati a pagare il conto. Una tale dicotomia, per l’implicita violenza che porta in sé, non può partorire che i peggiori mostri e le più sinistre manette. Se è vero che dobbiamo a Beppe Grillo il merito di avere assorbito la protesta dell’antipolitica dentro un movimento non violento, occorre pur dire che la dimensione del rancore accumulata è tale che questo stesso movimento è pronto a sciogliersi nel non voto non appena i suoi elettori non vedono – né potrebbero vedere – soluzioni a portata di mano. 

In realtà la crisi del sistema Italia ha radici robuste, ben piantate in una crisi della politica come progetto, alla quale si è sostituita una ricerca del consenso acquisito a colpi di quote di benessere sociale, dove il bene comune da spartire non era mai una coperta stretta, ma un tappeto elastico costantemente estendibile tramite le politiche monetarie e l’accumulo del debito pubblico. Chi provava a rinunciare ad un simile sistema di acquisizione del consenso era condannato alla sconfitta elettorale ed all’irrilevanza politica. La fine di questo sistema, sancita dall’impossibilità di poter varare leggi senza l’opportuna copertura finanziaria, ha gettato nella polvere quote consistenti di popolazione con una velocità pari a quella registrata negli anni ottanta dalle irresponsabili ope legis e dalle conseguenti assunzioni di massa: vero e proprio ariete di una serie di privilegi a cascata dei quali molti avrebbero beneficiato. Non ci sono capri espiatori, ma è un intero sistema che si è consegnato, mani legate, alla ricerca del consenso a tutti i costi e su questo è stato premiato, per decenni. 

Occorre allora proteggere oggi le fasce sociali più deboli da questo brusco richiamo alla realtà e la vera emergenza è proprio quella di tutelare quanti sono senza lavoro e le aziende che stanno chiudendo. Se dobbiamo tutti scendere di uno (o due o tre) gradini, occorre fare attenzione a chi è già in fondo alla scala. Ma per fare questo occorre uscire dalla campagne di fango e dalla dicotomia delle due Italie. Si tratta di recuperare il meglio della nostra storia, non di spargere letame. 

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