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LEGA NORD/ Dal Veneto alla Lombardia, la radiografia di un partito "morto"

Pubblicazione:mercoledì 29 maggio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Certo, sempre meglio del Capo che voleva piazzare sul trono un figlio pisquano. Ma la scelta dei due più fidi scudieri, i segretari della Lombardia Salvini e del Veneto Tosi, non è stata digerita anche da molti leghisti ortodossi, che vorrebbero discuterne in un congresso vero anziché preconfezionato come usava ai vecchi tempi. Ad attizzare i malumori e le contestazioni sono i deludenti risultati che i due hanno portato a casa nei rispettivi territori. Né sembra pagare la linea della tanto deprecata alleanza-per-forza con un Pdl che, soprattutto nei due capoluoghi veneti dove si è votato, e cioè Vicenza e Treviso, si è squagliato come un gelato rimasto fuori dal freezer.

Ma se lo scontento è forte, non altrettanto lo è la proposta: al momento non si intravedono alternative credibili per il dopo-Maroni. E soprattutto, si continua a ignorare il fermento che c’è in una base stanca di doversi mobilitare a comando, per essere poi costretta ad assistere a un dibattito interno dei peggiori quanto deprecati vecchi partiti. Rimane inevasa, tanto per fare un esempio, la forte istanza di rinnovamento dal basso che era stata messa in circolo già mesi fa da due tra i più autorevoli esponenti del popolo leghista veneto, Marzio Favaro e Bepi Covre, e che aveva raccolto il consenso di tanti sindaci leghisti. Il guaio è che il tempo passa, e il Carroccio rischia di subire un progressivo sgretolamento, fino a ridursi a uno di quei sgangherati carretti che finiscono sotto la barchessa di qualche casolare. Mesto scenario, per quella Lega che ai tempi d’oro amava definirsi “la potentissima”.



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