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SCENARIO/ Sardo (l’Unità): Pd, basta con le primarie

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In termini astratti, non è detto che sia meglio nominare un reggente che non si candidi al prossimo congresso; quel che è certo, infatti, è che comunque vada toccherà ad un ampia platea decidere chi sarà il prossimo leader del partito.

 

Renzi non la pensa allo stesso modo. Epifani, per esempio, di cui sta circolando il nome come ipotetico reggente in queste ore, metterebbe il sindaco di Firenze in un angolo.

Renzi ha sempre affermato che tra la candidatura alla guida del governo e quella alla guida del partito preferisce la prima; e che si candiderebbe alla guida del Pd solo se questa fosse propedeutica alla guida del governo. In tal senso, non è escluso che sia giunto il momento di non rendere più automatica la correlazione tra leadership e premiership. Forse, addirittura, è giunto il momento di affidare agli iscritti il compito di scegliere il segretario.

 

Abolire le primarie non snaturerebbe il Pd?

La natura del Pd riguarda la sua missione nei confronti del Paese. Non è un metodo che definisce un’identità. In ogni caso, ipotizzare che siano gli iscritti a scegliere il segretario, non rappresenta la fine delle primarie ma semplicemente l’indicazione di una platea diversa, in grado di legare l’elezione ad un progetto. Un tempo, si votavano le mozioni, oggi si può studiare un metodo analogo che valorizzi le proposte e non soltanto la capacità di ottenere più voti degli altri. 

 

(Paolo Nessi)

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COMMENTI
03/05/2013 - primarie (luisella martin)

Credo che le primarie servano in un sistema elettorale in cui ci sono i grandi elettori, come in America. Penso che le primarie italiane siano state un modo per gettare fumo negli occhi degli elettori, raccontando di un metodo democratico ove al contrario, si utilizzava un metodo inutile e probabilmente comodo solo a un gruppo dirigente.