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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Così Maroni ha ridotto la Lega Nord a una sottomarca del Pdl

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Non si è limitato a distruggere semplicemente Bossi e suo figlio, ma l’intero partito. Sono convinto che da ex ministro dell’Interno sappia come raccogliere certe informazioni, e che le abbia usate al momento opportuno, facendole arrivare ai giornali. Ha privilegiato le sue ambizioni rispetto al bene delle Lega. Fosse stato un vero leghista, avrebbe dato vita ad un regolamento di conti interno, esplicito.

 

Perché Bossi ha ripreso ad attaccare Maroni?

Perché si è accorto di non contare più nulla. Nessuno se lo fila, nessuno lo ascolta. Resta il fatto che Maroni, effettivamente, prima o poi dovrà abbandonare la poltrona di segretario. 

 

Perché non l’ha ancora fatto?

Perché si illudeva ancora di disporre di una pacchetto corposo di voti. Ma è ormai lontano anni luce dalla base, si limita a parlare su Twitter. Bossi, anche nei momenti peggiori, si faceva due o tre comizi alla settimana.

 

In ogni caso, per la successione, Maroni è schierato con Salvini, Bossi con Tosi. Chi la spunterà?

La Lega veneta, da sempre la vera roccaforte leghista, ha perso l’ennesima occasione storica per prendersi in mano il partito. Ce l’avrebbe fatta se non si fosse spaccata in due, con le lotte intestine tra Zaia e Tosi. Quindi, vincerà Salvini.

 

Questo cosa implicherà?

Sarà un ottimo segretario, perché ha contatti con la base. Ma non ha alcun contatto con i gruppi parlamentari. Come se non bastasse, il vero segretario continuerà ad essere, nell’ombra, Maroni. Il quale si guarderà bene dal mettersi contro Berlusconi. E la Lega continuerà ad essere una sottomarca del Pdl. 

 

(Paolo Nessi)

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