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Politica

GIULIO ANDREOTTI/ Liguori: oggi è morto l'"outsider" della DC, un grande politico cristiano

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Esatto, e questo è invece il suo grande paradosso. Ha costruito la carriera politica da "outsider" e il suo non è mai stato il governo della Democrazia Cristiana. Mentre i vari capi della Dc si alleavano e poi si ostacolavano, Andreotti è sempre stato in un angolo, distinguendosi per questo. Ha partecipato alle maggioranze e ai governi, certo, ma senza mai essere il padrone del partito.

Che cosa significava la Dc per Andreotti?

La Dc è stata esattamente come Andreotti: è difficile, infatti, dire quale sia stata la sua grande intuizione e, ancora oggi, in molti saprebbero elencarne solamente i difetti. Eppure, la grande forza della Dc è stata proprio quella di aver rappresentato il cuore dell'Italia, quello del dopoguerra. E lo stesso è stato Andreotti per l'Italia: non la testa pensante, non il potere finanziario né l’egemonia culturale, ma sempre espressione del tessuto più popolare.

Che cosa rimane invece del partito cattolico nel modo in cui lo intendeva e lo viveva Andreotti?

Andreotti lo intendeva probabilmente nel modo migliore: negli ultimi anni lui non credeva più in un partito cattolico, ma conosceva bene l'importanza del ruolo dei cristiani. Andreotti è sempre stato vicino a un certo mondo cattolico di cui però non ha mai immaginato la ricostruzione per la politica. Probabilmente è stato il crollo del muro di Berlino a rappresentare la fine del partito cattolico, o almeno di quello che si conosceva prima del 1989.

 

(Claudio Perlini)

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