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SCENARIO/ Un "patto" Letta-Alfano contro la guerra tra Pd e Pdl

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Enrico Letta (InfoPhoto)  Enrico Letta (InfoPhoto)

Ha mostrato pazienza e sangue freddo Silvio Berlusconi. Ma la sua pazienza ha un limite. Ha saputo piegate le resistenze dei democratici al governo di larghe intese che gli era parso l’unica soluzione realisticamente possibile sin dal giorno successivo alle elezioni di febbraio, ma ora sta scontrandosi con lo storico antiberlusconismo della sinistra.

La questione della convenzione era nei patti di governo, inutile negarlo. E fra le clausole segrete dell’accordo stretto con la mediazione e la benedizione del Quirinale c’era con ogni probabilità anche la presidenza di questo organismo per Berlusconi medesimo.

La levata di scudi alzatasi da casa democratica ha spiazzato il Cavaliere, cancellando rapidamente la soddisfazione per la vittoria politica riportata, e schiaffandogli in faccia per l’ennesima volta la completa assenza di legittimazione reciproca fra gil schieramenti. “È molto difficile per la sinistra italiana venir fuori dallo stato precedente, di odio nei nostri confronti”, ha detto ai microfoni amici del Tg4. “Ho la speranza che stando al governo insieme possiamo chiudere questa guerra civile fredda per iniziare la riappacificazione”.

In realtà Berlusconi la speranza la giudica assai più ridotta rispetto a una settimana fa, all’indomani della nascita del governo di Enrico Letta. E questo potrebbe causare seri problemi sino a mettere in forse la vita dell’esecutivo. Su troppe questioni registra fughe in avanti dei ministri democratici: la proposta di Cecil Kyenge di dare la cittadinanza ai figli degli immigrati viene ad aggiungersi alla freddezza sulla cancellazione dell’Imu. La guerra civile fredda dell’antiberlusconismo, per usare le parole dello stesso leader Pdl, non sembra affatto alla fine.

Di particolare rilievo è quindi il richiamo del presidente dei senatori “azzurri”, Schifani, che ha chiesto a Letta di richiamare i suoi ministri alla sobrietà ed alla concertazione sulle decisioni del governo per non incorrere in gravi rischi per la vita stessa dell’esecutivo. Né hanno lasciato più tranquilli i dirigenti pidiellini le parole del premier ospite di Fabio Fazio: è apparso contraddittorio quel “torniamo subito al Mattarellum”, spiegato da Letta come il modo di consentire che “male che vadano le cose, si vada a votare con una legge che intanto restituisce al cittadino la possibilità di scegliere i propri parlamentari”. È sembrata quasi una pietra tombale al progetto di convenzione. E così fra Arcore e Roma sono intercorse subito telefonate preoccupate sulle reali intenzioni di Letta e del Pd, perché se a qualcuno a Largo del Nazareno balenasse l’idea di tornare al voto con la vecchia legge non appena sistemata la partita interna per la segreteria (cioè nella primavera del prossimo anno), allora la reazione del Pdl potrebbe essere imprevedibile, sino a una rottura, che oggi Berlusconi non vuole, né auspica.



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COMMENTI
06/05/2013 - guerra (luisella martin)

Secondo me l'antiberlusconismo ha fatto comodo anche a Berlusconi che ha potuto ben diferdersi, con gli avvocati (in tribunale) e facendosi vittima (di fronte all'opinione pubblica). Oggi é morto Giuglio Andreotti,un grande politico che si é sempre rifiutato di calcare la scena, lavorando davvero tutta la vita per il paese, non per sé stesso. Io credo che la differenza fra gli uomini di partiti diversi o fra uomini dello stesso partito,non sia nelle idee da attuare per gestire un Paese. C'é chi, pur essendo magari un grande peccatore,vive avendo Dio(Allah,Jahvè,..)sopra di sé. C'é chi, invece,sembrando magari un uomo giusto, chiede a Dio di occuparsi di cose spirituali, che per quelle materiali ci pensa lui! E chi non crede in Dio? Chi non crede in Dio, secondo me, deve credere nell'umanità se vuol fare il politico e deve avere il benessere dell'uomo (e non il suo!)sopra di sé. Duemila anni fa queste categorie di persone c'erano già e Cristo ce le ha svelate. Cerchiamo di avere ben chiaro chi é l'avversario per non finire di farci la "guerra" scambiando le pecorelle per lupi e i lupi sorridenti per pecorelle.