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BEPPE GRILLO/ Il Garante della Privacy: le mai hackerate del M5S? E' vietato pubblicarle, vanno distrutte

Pubblicazione:martedì 7 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 7 maggio 2013, 15.33

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I grillini hanno ricevuto parziale soddisfazione. Nelle ultime settimane, un gruppo di hacker sedicenti “del Pd” e di area Anonymous, aveva iniziato a perseguitare alcuni parlamentari 5 Stelle (Giulia Sarti, Massimiliano Bernini, Stefano Vignaroli e Tancredi Turco) minacciandoli di pubblicare tonnellate di loro mail private se Grillo e Casaleggio non avessero dichiarato esplicitamente quanto hanno fin qui guadagnato dalla politica. Dal momento della minaccia partiva un conto alla rovescia di cui il diretto interessato era tenuto al corrente fino all’inevitabile pubblicazione dei dati. Ora, dopo una richiesta dei parlamentari grillini al Garante per la protezione dei dati personali, e dopo che quest’ultimo era già intervenuto con una diffida, giunge una parola definitiva. L’authority ha, infatti, disposto il divieto di divulgare e trattare ulteriormente il contenuto delle mail private dei parlamentari 5 Stelle già diffuse online. Non solo: chiunque disponga di questi dati – testate giornalistiche, blog, siti internet o privati cittadini – dovrà disfarsene cancellandoli. Il Garante, che a breve pubblicherà il decreto in Gazzetta Ufficiale, ha motivato la decisione con la violazione di diverse norme. «L'attività compiuta a danno dei deputati configura, innanzitutto una grave violazione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, quello alla segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni di ogni cittadino, aggravato in questo caso dal fatto che ad essere stata violata è la corrispondenza di membri del Parlamento, tutelati da specifiche disposizioni costituzionali». In una nota, l’Autorità fa presente che gli hacker si sono resi colpevoli di responsabilità di natura penale ma anche di una violazione del Codice della privacy. Tali violazioni sono state effettuate ai danni non solo dei grillni, ma anche di tutti coloro che sono entrati in contatto con loro attraverso le mail. Trasgredire le disposizioni dell’Autorità esporrà, quindi, a sanzioni di carattere amministrativo ma anche penale.

 

 

 



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