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ANDREOTTI/ Giulia Bongiorno: chi lo accusa confonde volentieri giustizia e politica

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Se parliamo dei presunti rapporti mafiosi, ribadisco che il processo era fondato non su fatti ma su dichiarazioni. Di solito è difficile difendersi da dichiarazioni, ma Andreotti, rispetto a ciascuna accusa, ha sempre presentato la prova contraria.

 

Per esempio?

Quando veniva affermato che in una certa data si era incontrato con qualcuno, Andreotti ha sempre provato che quel giorno si trovava altrove. Fortunatamente siamo stati aiutati dal fatto che, essendo un personaggio pubblico, era decisamente in vista.

 

Venne smentito anche il bacio tra Andreotti e Totò Riina che venne raccontato da Baldassare Di Maggio?

Anche quel bacio, considerato l’emblema del processo, è stato sconfessato. Non ci sono prove rispetto alle quali non sono state fornite precise documentazioni degli errori dell’accusa, quindi è per questo che si è trattato di un processo basato solamente su una serie di congetture generiche di pentiti che sono state puntualmente ribaltate da fatti.

 

Che ricordo ha di Andreotti durante tutti questi processi?

Lo ricordo per quello che era e non nella maniera, spesso distorta, con cui viene presentato. Era un uomo che, avendo rappresentato le istituzioni, ha voluto sempre rispettarle anche quando era sotto processo. Non ha mai voluto che noi difensori chiedessimo rinvii o che utilizzassimo meccanismi processuali atti a dilatare i tempi, oppure non ha mai voluto fare querela nei confronti dei pentiti anche quando avevamo la prova della falsità delle loro dichiarazioni. Come diceva sempre, “non voglio rompere il sistema per sistemare me”, e credo abbia fatto della correttezza la prima regola della sua difesa processuale.

 

(Claudio Perlini)



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