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IL CASO/ Sansonetti: Berlusconi è la "foglia di fico" di sinistra e magistrati

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La verità è che il Pd, nel momento in cui ha fatto il governo di larghe intese con Berlusconi, era talmente debole che non ha potuto fare alcun ragionamento. Ha dovuto subire l’evolversi degli eventi. Ed è talmente debole che, anche se lo volesse, non potrebbe fare assolutamente nulla per metter mano alla situazione. E qui veniamo al vero problema.

 

Quale?

Se Berlusconi sarà condannato, non cadrà il governo, ma potrebbe esacerbarsi ulteriormente il rapporto tra magistratura e politica. In ogni caso, il rapporto resta pessimo. A prescindere da Berlusconi. Pessimo sia nei confronti della politica che dei semplici cittadini. Intendo dire che se la magistratura si mette in testa di perseguitare qualcuno, non vi è modo di fermarla.

 

Lei non crede, quindi, che se Berlusconi risolvesse i suoi guai giudiziari si respirerebbe un clima più sereno? In tal senso, l’eventuale nomina senatore a vita sarebbe un buon salvacondotto?

Anche se Berlusconi non fosse mai esistito, non cambierebbe nulla. La “questione giustizia” continuerebbe e esistere indipendentemente da lui. Oltretutto, l’unico effetto della nomina a senatore a vita si produrrebbe nel caso in cui a qualcuno passasse realmente per la testa di votare la sua ineleggibilità. Con la nomina, non avrebbe più il problema di doversi fare eleggere per entrare in Parlamento. Per il resto, non ne capisco l’utilità. Le tutele legate ai residui dell’immunità parlamentare (è necessario che l’Aula voti l’autorizzazione a procedere perché un suo membro venga arrestato) sono le stesse sia per i senatori che per i senatori a vita.

 

Come si esce, quindi, dall’impasse?

L’unica strada per modificare il quadro consiste in una riforma radicale della giustizia. Che, ovviamente, non può essere realizzata sotto l’impulso della persecuzione di Berlusconi. In questo modo, infatti, si stempererebbero esclusivamente i problemi dell’ex premier.

 

Cosa dovrebbe prevedere la riforma?

Contrappesi volti a limitare la discrezionalità della magistratura; norme funzionali al controllo dell’azione dei giudici; il diritto di contestare il giudice e chiedere che il processo venga spostato. Tutto questo, vale in generale e riguarda il rapporto tra magistrati e cittadini. Per quanto riguarda, invece il rapporto con la politica, sarebbe necessario reintrodurre l’immunità parlamentare, ed estenderla ai presidenti di Regione, ai consiglieri e agli assessori regionali, ai sindaci e a chiunque abbia importanti responsabilità di governo.

 

(Paolo Nessi)



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