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BERLUSCONI CONDANNATO/ Il giurista: su Mediaset una sentenza già scritta

Pubblicazione:giovedì 9 maggio 2013

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Alla fine, la doccia fredda per Berlusconi è inesorabilmente giunta. La seconda sezione della Corte d’Appello di Milano ha anch’essa ritenuto che l’ex premier sia colpevole di fronte fiscale, confermando la sentenza di primo grado. Berlusconi, quindi, nell'ambito del processo sui diritti tv Mediaset è stato condannato a quattro anni di reclusione (tre dei quali sono coperti da indulto) e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. E’ stata confermata, inoltre, la provvisionale di 10 milioni di euro che il Cavaliere dovrà versare a favore dell'Agenzia delle Entrate in solido con le altre tre persone condannate. Secondo il collegio giudicante, Mediaset acquisiva diritti di film girati negli Usa attraverso delle società offshore. Questa le cedevano ad altre società gemelle. Ad ogni passaggio, i prezzi lievitavano, il che consentiva di ottenere dei fondi neri. Ora, con ogni probabilità, il collegio difensivo chiederà la sospensiva della pena e sarà fatto ricorso in Cassazione. Abbiamo chiesto a Stelio Mangiameli, professore ordinario di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Teramo, cosa ne pensa di tutta la vicenda.


C’era da aspettarsi una sentenza del genere?

Era evidente che il processo stava prendendo questa piega.

 

Da cosa?

Dalla celerità con cui si è passati dal primo grado all’appello, interrotto solamente da una richiesta di legittima suspicione. Insomma, si è trattato di una sentenza già scritta.

 

Quali sono, normalmente, i termini entro i quali viene celebrato un processo?

Ogni grado dura almeno diversi anni. In questo caso, invece, si è passati dal primo al secondo nell’arco di un anno.

 

Perché i giudici hanno agito con tale solerzia?

La presidenza del Consiglio aveva sollevato un conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte Costituzionale per chiedere che fosse annullata la decisione con la quale i giudici di Milano, nell’ambito del processo Mediaset, non considerarono legittimo impedimento un'assenza in udienza di Silvio Berlusconi risalente al primo marzo 2010, mentre era impegnato a presiedere un Consiglio dei ministri. Ebbene, presumibilmente, i giudici hanno cercato di far sì che la sentenza relativa al caso Mediaset giungesse prima del pronunciamento della Corte.

 

Che motivo ne avevano?


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COMMENTI
09/05/2013 - Appello ai giornalisti e ai politici (luisella martin)

Io non lo conosco. Ho votato il suo partito ripetutamente per anni, oggi non lo farei più, non per lui, ma per i "suoi". Gli scrissi una lettera anni fa e lui mi fece rispondere. Tanto mi era odioso quando scese in campo, così gli ho voluto bene negli anni a seguire. Provare dei sentimenti verso chi ti aiuta a crescere o chi ti governa, o chi ti insegna a vivere o chi é fratello nella fede, esprime la differenza tra prima e dopo Cristo. Non importa se Berlusconi é divorziato,se Gramsci non andava a Messa,se Bertinotti o Bersani la pensano diversamente da molti; sono persone che hanno passato tutta la loro vita cercando di aiutare gli altri e perciò io voglio loro bene. Per favore, abbiate rispetto per chi ha sbagliato ed é stato condannato, non siate ipocritamente in attesa della Cassazione per infierire, non spingetelo a difendere la dignità, quella che abbiamo tutti, anche se colpevoli! Provate a mettere, ciascuno di voi avanti a sé, le ragioni del cuore e non quelle della legge. Fatelo con il silenzio! La legge c'é! Non ha potuto accorgersi di tutte le piccole evasioni fiscali, fatte da ogni commercialista rispettabile del Nord. Non é riuscita a condannare assassini e mandanti di tanti omicidi. Spesso é stata spietata con gli innocenti. Ha sbagliato, ma per lei, per i suoi uomini, la giustizia non arriva mai! Proviamo a volerci bene davvero per salvare l'Italia