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SCENARIO/ La sconfitta del Pdl (e della Lega) rafforza il "patto" Berlusconi-Letta

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Sulle amministrative, molto poco. La gente si è regolata, semplicemente, sulla base dell’offerta politica. E questo ha giustificato anche l’astensionismo. Mentre le elezioni politiche rappresentano una chiamata alla armi a cui non si può mancare, le comunali sono molto meno sentite.

 

Cos’è accaduto, invece, alla Lega? Normalmente, la sua forza è sempre stata il radicamento sul territorio.

A dire il vero, la Lega ha sempre ottenuto un discreto successo nei Comuni relativamente piccoli, specie quelli della fascia pedemontana. In quelli sopra i 50mila abitanti ha sempre sofferto. Le elezioni in cui tradizionalmente è andata bene sono le politiche. In queste circostanze si è aggiunta una palese crisi della leadership, messa in discussione da focolai di polemiche potenzialmente esplosive, come quello in Veneto, dove Zaia e Tosi sono, ormai, praticamente ai ferri corti. Per non parlare dello scontro sempre più aperto tra bossiani e maroniani. Tutto ciò è stato severamente punito dall’elettorato leghista costituito, soprattutto, da piccole e medie imprese e lavoratori autonomi. Se chi era abituato a votare il Carroccio alle ultime politiche si è spostato sull’M5S, questa volta è rimasto a casa.

 

La Lega, attualmente, governa la Lombardia, il Piemonte e il Veneto. Com’è possibile che abbia subito un tale tracollo nel suo momento di massimo splendore?

Non dimentichiamo che le Regionali sono state un capolavoro di strategia politica e di tattica. E’ stata l’alleanza con il Pdl a rendere possibile il massimo raggiungimento di potere sul territorio.

 

Il risultato deludente del Pdl potrebbe ripercuotersi sulla tenuta del governo?

Al contrario. E’ probabile che placherà i bollenti spiriti di quanti vorrebbero tornare alle urne a breve.

 

L’andamento elettorale potrebbe condizionare i rapporti tra Lega e Pdl?

Non è questo il momento in cui possono essere messi in discussione. Governano insieme tre grandi Regioni, mentre nell’ipotesi di un imminente ritorno alle urne una divisione non avrebbe alcun senso. 

 

(Paolo Nessi)

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