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ELEZIONI/ 1. A qualcuno interessa sapere chi ha vinto?

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La spiegazione principale è quella dell'astensionismo. La corsa verso la diserzione al seggio sembra inarrestabile a qualsiasi livello di consultazione elettorale da dieci anni a questa parte. Il punto centrale, al di là del risultato che pure va preso in considerazione, è proprio questo. Le persone, gli elettori, hanno la percezione che con il voto non si possa cambiare nulla. Direi che hanno avvertito che le stesse istituzioni italiane, da quelle locali fino a quelle nazionali, abbiano perso peso. Sentono che esiste una reale mancanza di sovranità. Ed è difficile smentire questa percezione. Ormai ci sono cittadini che, nel corso di una sindacatura, chiedono che il Comune faccia un giardino sotto il loro condominio e si sentono rispondere che non è possibile. Altri chiedono che la Regione faccia un'iniziativa e anche in quel caso si trovano di fronte all'impossibilità. Se persino le scelte del governo nazionale sono ormai condizionate dalle decisioni europee, come si fa a contestare la percezione di una mancanza di sovranità?

 

Questo problema è reale e gli elettori lo sta comprendendo, eppure ci sono delle evidenti asimmetrie in questo elettorato.

Certo, possiamo discutere sul fatto che la presenza di Silvio Berlusconi, nel corso di una campagna elettorale, ha sempre il suo impatto sull'elettorato. Si può anche sostenere che c'è un'affezione e probabilmente un radicamento da parte dell'elettorato di centrosinistra che è superiore a quello di centrodestra. Possiamo tuttavia vedere dall'andamento dei sondaggi su scala nazionale che il recupero fatto a febbraio da Berlusconi è servito e serve ancora. Ma tutto questo non ci sposta dal vero problema, quello che abbiamo chiamato mancanza di sovranità anche votando. E per questo le persone non vanno più a votare.

 

(Gianluigi Da Rold)



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