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DIETRO LE QUINTE/ Su Letta incombe lo spettro di Monti?

Pubblicazione:giovedì 13 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 giugno 2013, 9.18

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Per Letta tutte queste sono sfide titaniche, da affrontare per di più appoggiandosi su partiti in profonda crisi interna ed in profonda trasformazione. Persino il Pd, nettissimo vincitore di questa tornata di elezioni amministrative, è alla ricerca di una difficile quadratura del cerchio interna e appare diviso in una quantità di correnti persino superiore alla vecchia Democrazia cristiana. Ancora peggio sta il Pdl, dove si parla di rifondazione e di ritorno a Forza Italia, mentre si attende con ansia crescente la sentenza della Corte costituzionale sul legittimo impedimento invocato da Berlusconi nel processo Mediaset. Se ci fosse una nuova sconfitta giudiziaria, il nervosismo del centrodestra salirebbe alle stelle e la conseguenza sul governo sarebbe quella di aumentare la pressione per ottenere il sì a quei provvedimenti ritenuti manifesto per Berlusconi e soci, come la cancellazione definitiva dell’Imu. Dunque, un Berlusconi più intransigente ed esigente, che non potrebbe non impensierire Letta. 

Economia e riforma istituzionale sono temi che si tengono e si intrecciano. Per ora il più sicuro alleato dell’esecutivo rimane il capo dello Stato, che continua a spiegare sul premier il suo ombrello protettivo. Non potrà però essere così all’infinito. Ora il primo segnale di inversione di tendenza potrebbe venire dal decreto sulle semplificazioni, che dovrebbe essere varato nel giro di qualche giorno. A Montecitorio c’è chi teme si tratti di una sorta di manovra mascherata, ma per Letta sarà il banco di prova di saper escogitare soluzioni innovative per far qualcosa in direzione di una ripresa che rimane ancora lontana. La stessa distanza, purtroppo, che c’era quando a Palazzo Chigi sedeva Mario Monti.



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