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RIFORME/ Caravita (saggio di Letta): ecco come cambieremo la Costituzione

Pubblicazione:giovedì 13 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 13 giugno 2013, 14.03

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L’Italia ha evidentemente un problema politico, perché ha un sistema dei partiti che non ha retto alle trasformazioni degli ultimi 30 anni. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sistema dei partiti italiani si è sostanzialmente dissolto. E’ però evidente che siamo di fronte anche a un problema istituzionale, rispetto al quale è difficilmente eludibile il tema di una riforma che riorganizzi il nostro sistema. Occorre lavorare tanto sulla riorganizzazione del sistema politico, quanto sulle modifiche costituzionali.

 

Quindi lei è a favore del presidenzialismo?

La consequenzialità che pone lei non c’è. Io potrei anche essere d’accordo con l’elezione diretta del presidente e i riequilibri che ne deriverebbero, ma non c’è un legame di necessità tra il semipresidenzialismo e il rafforzamento e la razionalizzazione del sistema istituzionale. I modelli possono essere diversi, tanto è vero che in Spagna, Germania e Gran Bretagna c’è una forma di governo parlamentare. Gli esempi cui fare riferimento da un punto di vista tecnico e istituzionale possono essere tanti. Noi ragioneremo su ciascuno di questi modelli e poi il Parlamento deciderà.

 

Si sarà però fatto un’idea su quale di questi modelli ritiene il migliore …

Ne parleremo in commissione.

 

In Italia si è passati dal vedere il federalismo come la soluzione di tutti i mali, all’idea che gli enti locali siano solo fonte di sprechi. Quale equilibrio può essere trovato tra queste due istanze?

Sono due temi diversi. La costruzione di un assetto decentrato della Repubblica italiana, all’interno del processo federale europeo, rimane sempre sul tappeto. Il problema degli sprechi non riguarda solo gli enti locali, ma anche l’intera spesa pubblica nazionale che essendo superiore al 50% del Pil è sicuramente eccessiva e comunque poco efficiente. Si tratta di una questione che va posta quindi tanto a livello locale quanto a livello nazionale.

 

Ritiene che i procedimenti disciplinari a carico dei magistrati vadano tolti al Csm e affidati a un organismo imparziale?

Per tutte le magistrature esistono degli organi di governo autonomo, composti da membri togati e membri laici (anche se in genere con una ampia maggioranza di togati), ai quali sono già affidate le valutazioni disciplinari. Quindi già nell’assetto vigente i problemi disciplinari non sono affidati a un giudizio dei soli magistrati, che potrebbe risultare corporativo. Naturalmente, anche su questo punto sono possibili - nel rispetto della Costituzione - diverse soluzioni.

 

(Pietro Vernizzi)



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