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J'ACCUSE/ Bertinotti: i tecnocrati hanno vinto e la sinistra non esiste più

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No. La crisi delle istituzioni e della democrazia ha radici più profonde. Da quanti anni, ormai, abbiamo un distacco delle popolazioni dal quadro istituzionale?

 

Una situazione ben diversa dalla tanto vituperata prima Repubblica.

Dal mio punto di vista, non ha nulla di vituperabile. La prima Repubblica è stata il territorio della forza e del primato della politica, a partire dalla Costituzione repubblicana. Non è un caso che, oggi, le Costituzioni antifasciste siano tutte sotto il tiro della politica prevalente. Vale la pena ricordare che in Italia, in particolare, si esercitò un’importante contesa tra democristiani, comunisti e socialisti, fondata sull’esercizio esplicito del conflitto di classe, il cui carattere di lotta e impegno è stato sottolineato dai costituzionalisti come fattore dinamico e positivo nel realizzare il compito della Repubblica sancito all’Articolo 3 («È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»). Quella stagione, pur segnata da elementi drammatici, è stata grande sotto il profilo politico, tanto è vero che, specie nella sua fase matura (anni 60-70), realizzò lo Stato sociale e la conquista dei diritti dei lavoratori. Questo ciclo, come già detto, è stato sconfitto.

 

Alla luce delle sentenze di condanna di Berlusconi, non pensa che si sta per chiudere un altro ciclo?

Va premesso che a livello europeo si sta andando verso l’assestamento definitivo di quella grande controriforma iniziata negli anni 80 che, con la crisi, ha avuto un’accelerazione violenta. Tutte le riforme di cui si parla, infatti, vanno nella direzione dell’accentuazione della governabilità. Le classi dirigenti, infischiandosene del fatto che la gente non va a votare, stanno costruendo un sistema di governo impermeabile al conflitto e alla partecipazione. Il perno della costruzione politica è l’edificazione di un sistema oligarchico. In Italia si è generata una sottospecie patologica del processo che ho descritto, sintetizzabile nel conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani che ha segnato, assieme al sistema maggioritario, l’orribile seconda Repubblica. Le sentenze sono interne a questa vicenda. Uno dei poteri è stato ucciso (il Parlamento è pura cassa di risonanza del governo); il governo è svettato al ruolo di sovrano indiscutibile; e nella forma patologica italiana di una lunga presenza nell’esecutivo di Berlusconi, si è innescato un conflitto con la magistratura. Per quanto importante, tuttavia, tale sottospecie, è irrilevante rispetto al conflitto tra le Costituzioni antifasciste e quelle materiali che si sta delineando a livello europeo.

 

(Paolo Nessi)


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COMMENTI
28/06/2013 - J'ACCUSE/ Bertinotti: i tecnocrati ........ (alberto servi)

Bertinotti dice: “Nel 1965 avevamo gli stipendi più alti d’Europa, oggi i più bassi. La disoccupazione al 40%.Ecco questo è il sindacato”. Il recinto politico-istituzionale nel quale Bertinotti ha vissuto da protagonista e i successi del sindacato sono la cartina di tornasole della situazione fallimentare di oggi. Mi piacerebbe ricordare gli eccessi del ’70 quando Berlinguer insieme a Lama, Carniti , Storti, Benvenuto e Bertinotti incitavano gli scioperanti all’invasione di Mirafiori. Le convergenze parallele, gli esami di gruppo, il 18 politico. Così come la marcia dei Quarantamila che ha fatto aprire gli occhi a tanti. Bertinotti, al pari di tanti protagonisti dell’epoca si gode le sue pensioni, pagate da tutti noi, senza aver pagato i contributi previdenziali che le giustificherebbero. Malgrado la Fornero ancora abbiamo il magistrato che con l'art. 18 può annullare un licenziamento e ordinare il reintegro. Non c’è nelle democrazie occidentali analoga misura. Questa è la causa prima per tenere lontane forme d’investimento di capitali stranieri che sarebbero garantiti per la professionalità e il know-how esistente nel nostro Paese. Ne avremmo tanto bisogno. Limitiamoci a ringraziare Bertinotti e continuiamo a pagargli le pensioni. Alla larga