BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIETRO LE QUINTE/ C'è un piano per "ribaltare" Letta e mandar via Napolitano

Pubblicazione:

Matteo Renzi (InfoPhoto)  Matteo Renzi (InfoPhoto)

I gruppi parlamentari di Camera e Senato del M5S sembrano ora molto più incerti ed uno smottamento di alcuni di loro (bastano i senatori che hanno già votato per Pietro Grasso presidente di Palazzo Madama) a favore di un governo di sinistra con Pd e Sel è una ipotesi meno fantapolitica. 

È in questo quadro che si verifica la novità di un riposizionamento più a sinistra di Renzi nell’attacco a Letta, come emerge dall’appoggio che egli ha dato alla protesta anti-tav arrivando a sostenere che la Torino-Lione è un progetto “superato” e che il tracciato potrebbe essere modificato passando − addirittura − in territorio ligure. 

Pensare che l’agitazione ruoti intorno ad ambizioni personali del giovane sindaco di Firenze può essere però una svalutazione imprudente. Gli attacchi mossi a Renzi, ad esempio, in quanto ex democristiano risultano non convincenti e sbagliati. La matrice “ex democristiana” del sindaco di Firenze è, semmai, nel richiamo all’ex sindaco di Firenze La Pira e a Dossetti.

È in altra direzione che va considerato un disegno di destabilizzazione in cui il “rottamatore” può essere solo uno degli attori. E cioè: sempre più, in questa martellante contestazione dell’assetto di governo in cui il presidente della Repubblica si è esposto in prima persona, si allungano da più parti ombre contro il Quirinale. 

L’obiettivo della destabilizzazione non è semplicemente un cambio della guardia interno al Pd alla guida del governo, ma provocare una messa in crisi della maggioranza fatta nascere per due volte dal Quirinale guardando anche oltre Palazzo Chigi. 

C’è chi spera di determinare in Parlamento quella situazione di scontro e di spaccatura totale di fronte alla quale Giorgio Napolitano ha già annunciato alle Camere che avrebbe reagito con le dimissioni anticipate. 

La convocazione del Capo dello Stato per essere interrogato in aula di tribunale su Stato e mafia (contro cui ha vanamente protestato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, definendola “una mancanza di rispetto” che “non serve ad accertare la verità”) viene a collocarsi in questo quadro.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.