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Politica

DIETRO LE QUINTE/ C'è un piano per "ribaltare" Letta e mandar via Napolitano

Ancora una volta, come accade in Europa, in occasione delle elezioni la “grande coalizione” vede premiato chi ha la guida del governo. Ma ci sono delle incognite. UGO FINETTI

Matteo Renzi (InfoPhoto)Matteo Renzi (InfoPhoto)

Stabilità istituzionale e fibrillazione politica sono, al tempo stesso, l’immediata conseguenza del risultato delle ultime elezioni. 

Da un lato l’accordo Pd-Pdl non ha visto il rafforzamento della protesta, ma, al contrario, la sostanziale sconfitta politica dell’opposizione sia di destra sia di sinistra: il movimento di Beppe Grillo, escluso da tutti i ballottaggi, non minaccia nessun accerchiamento e la Lega cerca di mettere a fuoco un suo riposizionamento. Né da destra, né da sinistra l’opposizione è quindi con il vento in poppa. Il vero problema è, semmai, l’astensionismo.

Ancora una volta infatti, come è successo nei precedenti casi italiani ed europei, la “grande coalizione” vede premiato chi ha la guida del governo. Il premier delle larghe intese – soprattutto in questo caso in cui è stato scelto dal Quirinale sull’onda della riconferma plebiscitaria di Napolitano - si presenta come leader di una tutela nazionale. 

Il governo – è il commento unanime degli osservatori – si è rafforzato e si dà quasi per scontato non solo che arrivi alle elezioni europee del 2014, ma che possa proseguire anche oltre, in coincidenza con la presidenza italiana del primo semestre della nuova legislatura del parlamento di Strasburgo.

Ma è appunto questa stabilità e la prospettiva di una durata di oltre un anno a determinare la paura di “invecchiare” e a mettere in fibrillazione settori importanti del Pd e del Pdl.

In questo momento la fibrillazione maggiore è certamente in seno al Pd mentre nel Pdl, dove esiste un’indiscutibile leadership di Berlusconi, tutto sembra rinviato a quando sarà meglio definito lo scenario giudiziario soprattutto per quanto riguarda l’interdizione di Berlusconi.

A sinistra invece, a cominciare da Renzi, si avverte il rischio è di essere rottamati dal perdurare di Letta.

È evidente infatti che la stabilità di governo ha come “effetto domino” il rafforzamento di Epifani alla guida del Pd e la prospettiva di Letta come candidato premier alle prossime elezioni. A meno, però, che non venga travolto, prima del congresso del Pd, da una improvvisa crisi che cataloghi come infausto evento il suo governo. Ed è appunto in questa direzione che sembra proiettato il sindaco di Firenze che in una sola settimana ha evidenziato e moltiplicato, giorno dopo giorno, i  segnali di nervosismo, insoddisfazione e denigrazione verso l’“amico Letta”. 

E qui veniamo alle ragioni che possono incoraggiare i propositi di destabilizzazione. Paradossalmente il voto ha sì rafforzato Letta, ma ha anche al tempo stesso rilanciato la possibilità di una sua sostituzione senza elezioni anticipate.