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LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: il Mattarellum è la causa dei nostri guai

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Il sistema era improntato a una sorta di modello “maggioritario distorto”, presentando, al contempo, un’impostazione in senso maggioritario e un correttivo proporzionale. Le inevitabili alterazioni del sistema politico e della rappresentanza parlamentare, di conseguenza, derivavano dalla permanenza nel medesimo impianto di una siffatta antinomia di logiche elettorali: quella maggioritaria, tesa ad aggregare le diverse forze politiche in blocchi omogenei, onde impedire una frammentazione del sistema; quella proporzionale, al contrario, volta ad accrescere l’identità elettorale di ciascun partito e, pertanto, ineluttabilmente destinata a disgregare quell’unità d’intenti forzosamente (e virtualmente) raggiunta dalle coalizioni d’appartenenza.

L’incapacità di quel meccanismo rappresentativo a produrre unità politica, inoltre, era insita nella contrapposizione fra le diverse concezioni di democrazia rappresentativa egualmente rinvenibili al proprio interno: l’una, diretta a garantire la necessaria capacità di decisione; l’altra, mirata a rappresentare in vario modo le diverse opinioni e forze politiche nell’apparato decisionale.

La dinamica tratteggiata, per di più, contrariamente a quanto presupposto da un effettivo sistema maggioritario, non solo impediva all’elettore l’individuazione di scelte alternative e coerenti, ma non consentiva nemmeno chiarezza e trasparenza nel rapporto fra cittadini ed istituzioni elettive; ciò con l’effetto paradossale di ridurre, anziché ampliare, il potere di decisione dell’elettore.

Per non dire che il carattere misto della riforma nemmeno favoriva l’esercizio del «voto strategico», tipico del sistema maggioritario. Questo, infatti, presuppone la capacità dell’elettore di non sprecare la propria preferenza, informandosi e votando il candidato più competitivo e non quello preferito; al contrario, proprio la confusione e l’incertezza della situazione politica osteggiavano una tale valutazione, inducendo l’elettore a votare il candidato preferito e non quello più competitivo, con ciò aggravando ulteriormente la frammentazione del consenso.

Se questi sono i difetti di meccanica elettorale del precedente impianto, già ampiamente sperimentati a danno del Paese, vien da chiedersi: perché tornare al passato? Perché non favorire nuove forme elettorali di stabilità governativa? Di tutto c’è bisogno, fuorché del riproporsi dei precedenti errori e del riemergere delle vecchie, sterili e oramai insopportabili frammentazioni partitiche. Errare è umano, ma perseverare è diabolico. E’ bene che i nostalgici di oggi se ne facciano una ragione.



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COMMENTI
06/02/2014 - la migliore soluzione? (Laura L.)

...leggendo il suo articolo mi trovo pienamente in accordo con Lei, ma alla luce di quanto scritto sopra, secondo Lei, quale potrebbe essere la migliore soluzione? Che tipo di sistema elettorale si dovrebbe adottare per avere la più alta rappresentazione dei differenti interessi della nostra società e al contempo una buona stabilità di governo? La ringrazio anticipatamente per la sua risposta. Saluti, Laura