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BERLUSCONI & GOVERNO/ Franchi: neanche Napolitano può "salvarlo"

Pubblicazione:mercoledì 5 giugno 2013

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Napolitano, quando deve parlare, parla. Anzi, alcuni, su certe questioni, lo implorano di parlare meno. Sulla vicenda di Berlusconi, non potrebbe fare altro che limitarsi a raccomandazioni di carattere generale sulla necessità di un senso dell’equilibrio e di attenzione ai destini del Paese. Oltre a queste considerazioni, non vedo cos’altro potrebbe fare.

 

Entrare nel merito, per esempio.

E’ fuori discussione. Si tratterebbe di una forzatura istituzionale senza precedenti. Non credo che abbia lontanamente preso in considerazione l’ipotesi.

 

A questo punto, cosa potrebbe accadere in caso di condanna definitiva?

Quella di far cadere il governo, da parte di Berlusconi, è sicuramente una tentazione. Tuttavia, la tenuta dell’esecutivo è inscindibile dal buon andamento delle sue aziende. Inoltre, sarebbe controproducente tornare alle urne, visto il risultato delle ultime elezioni. Certo, il Pdl ha recuperato moltissimo rispetto alla situazione di alcuni mesi prima. Ma ha pur sempre perso sei milioni di voti dalle elezioni del 2008. Insomma, significherebbe far morire Sansone con tutti i filistei.

 

Eppure, attualmente i sondaggi lo danno in testa.

Può essere. Ma se trascinasse il Paese in nuove elezioni perché è stato condannato in via definitiva, come crede che reagirebbero gli elettori?

 

L’interdizione dai pubblici uffici segnerebbe la sua fine politica?

Berlusconi non scomparirebbe dalla scena politica italiana. Resterebbe sulla piazza alla testa di una minoranza estesa e combattiva.

 

(Paolo Nessi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
05/06/2013 - Si faccia graziare... (Franco Labella)

Trovo francamente sorprendente leggere una intervista come questa. Non contesto le osservazioni di Franchi, contesto che si possa discutere di "salvacondotti" e interventi del Presidente della Repubblica con interferenze, anche solo sotto forma di "raccomandazioni" o "pareri" su altri organi dello Stato. Anche delineare un profilo "politico" per un organo come la Consulta mi pare funzionale solo ai proclami di chi definisce la Corte un covo di pericolosi comunisti. Insomma non mi pare che sia un buon viatico per discutere di revisione costituzionale e riforme istituzionali. Allora se proprio si vuole discutere, a Costituzione vigente, della situazione giudiziaria del cittadino Berlusconi, l'unico argomento sarebbe quello di considerare che al Presidente della Repubbblica è attribuito il potere di grazia. Si applica ai condannati. Berlusconi tragga le conclusioni. Spero che anche i lettori del Sussidiario siano messi in condizione di poter riflettere sui possibili guasti di un certo modo di ragionare. La "Realpolitik" come criterio non mi pare un buon criterio se vogliamo restare nell'alveo della Costituzione. Non oso pensare cosa potrebbero dedurre i miei ormai prossimi all'estinzione (grazie alla Gelmini che ha eliminato lo studio del Diritto nelle scuole superiori) studenti dalla lettura di questa intervista. Tenetevi l'IMU e ridateci il Diritto a scuola Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia