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BERLUSCONI & GOVERNO/ Franchi: neanche Napolitano può "salvarlo"

PAOLO FRANCHI spiega perché tutte le ipotesi di salvacondotti o interventi diretti del capo dello Stato per tutelare Berlusconi da un’eventuale condanna definitiva non reggono

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Se la sopravvivenza del governo dovesse dipendere effettivamente dalle vicende giudiziarie di Berlusconi, allora le probabilità che tenga sarebbero ridotte a poco più di zero. Tanto per cominciare, i giudici del Tribunale di Milano, nelle motivazioni della condanna a un anno per concorso in rivelazione d’ufficio, hanno spiegato che l’ex premier ebbe un ruolo fondamentale nella pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte (“abbiamo una banca”). Inoltre, il 24 giugno è attesa la sentenza di primo grado per il caso Ruby, dove l'ex premier è imputato per concussione e prostituzione minorile. Ma la sentenza che lo preoccupa maggiormente è quella di mercoledì 19, quando la Corte costituzionale dovrà decidere se aveva diritto o meno al legittimo impedimento che gli venne negato dalla Corte d’appello nell’ambito del processo Mediaset. Un eventuale pronunciamento contrario alle sue aspettative potrebbe rappresentare il preludio alla condanna definitiva per corruzione da parte della Corte di Cassazione, con i relativi 4 anni di condanna al carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera.


E’ verosimile che Berlusconi abbia concordato una sorta di tutela giudiziaria in cambio del suo appoggio al governo?

Francamente, se la dinamica che lui teme dovesse effettivamente avere luogo, non vedo chi mai potrebbe essere in grado di bloccarla.

Napolitano?

E’ impensabile che si possa essere preso un impegno del genere. Anche ammesso che abbia ritenuto necessario rimuovere quei fattori che rischiano di far precipitare gli eventi, nemmeno lui potrebbe essere in grado di fare alcunché. Non ne esistono i presupposti tecnici.

Eppure, sembra che la Corte costituzionale nel suo pronunciarsi di norma non prescinda completamente dall’esigenza di garantire la stabilità del Paese e dalla concretezza del contesto politico.

Può essere. Indubbiamente, la Corte è sempre molto attenta a questo genere di cose. Posto, tuttavia, che ne tenga conto, nessuno ha il potere di effettuare un intervento tale da indurre la Consulta ad una scelta piuttosto che un’altra.

Pare che Berlusconi sia piuttosto indispettito, in ogni caso, dal “silenzio” di Napolitano. Nonostante non possa intervenire direttamente, non pensa che alcune sue affermazioni in difesa dell’ex premier potrebbero pesare sulla decisione della Corte?


COMMENTI
05/06/2013 - Si faccia graziare... (Franco Labella)

Trovo francamente sorprendente leggere una intervista come questa. Non contesto le osservazioni di Franchi, contesto che si possa discutere di "salvacondotti" e interventi del Presidente della Repubblica con interferenze, anche solo sotto forma di "raccomandazioni" o "pareri" su altri organi dello Stato. Anche delineare un profilo "politico" per un organo come la Consulta mi pare funzionale solo ai proclami di chi definisce la Corte un covo di pericolosi comunisti. Insomma non mi pare che sia un buon viatico per discutere di revisione costituzionale e riforme istituzionali. Allora se proprio si vuole discutere, a Costituzione vigente, della situazione giudiziaria del cittadino Berlusconi, l'unico argomento sarebbe quello di considerare che al Presidente della Repubbblica è attribuito il potere di grazia. Si applica ai condannati. Berlusconi tragga le conclusioni. Spero che anche i lettori del Sussidiario siano messi in condizione di poter riflettere sui possibili guasti di un certo modo di ragionare. La "Realpolitik" come criterio non mi pare un buon criterio se vogliamo restare nell'alveo della Costituzione. Non oso pensare cosa potrebbero dedurre i miei ormai prossimi all'estinzione (grazie alla Gelmini che ha eliminato lo studio del Diritto nelle scuole superiori) studenti dalla lettura di questa intervista. Tenetevi l'IMU e ridateci il Diritto a scuola Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia