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BOSSI CONTRO MARONI/ Così il Senatur si prepara a "seppellire" la Lega

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Umberto Bossi (InfoPhoto)  Umberto Bossi (InfoPhoto)

L'effetto paradossale è che la Lega Nord occupa ancora tre posizioni fra le più importanti d'Italia. Avere la presidenza delle regioni del "Grande Nord" (Lombardia, Veneto e Piemonte) significa governare sui produttori dell'oltre il 40% del Pil italiano. Ed è una stima al ribasso. Eppure la Lega è al tramonto politico e il paradosso sta proprio tra la ricchezza prodotta e chi dovrebbe rappresentare in sede nazionale gli interessi di questo sempiterno motore economico italiano, che ha ormai una forza elettorale sotto il 4% a livello nazionale.
La fotografia di tutto questo la si vede in modo lampante nell'intervista che Umberto Bossi ha fatto ieri a “la Repubblica”, dove non vengono risparmiate critiche durissime all'attuale leader e “figlioccio” politico del senatùr, Roberto Maroni.
Il termine “traditore” contro Maroni, messo nel titolo del quotidiano, è quasi il sigillo finale a una parabola politica che sta finendo male e che difficilmente potrà essere ripetuta. Attenzione, traditore non tanto personale, ma di una causa, quella della “questione settentrionale”, che piombò in modo dirompente sull'Italia nella svolta dei primi anni Novanta e segnò di fatto una delle componenti essenziali della nascita della cosiddetta “seconda repubblica”, che di fatto poi non è mai nata.
Ci sono tanti messaggi trasversali nell'intervista concessa a Gad Lerner (che chiariscono lo stato attuale della situazione all'interno della Lega), ma sembrano tutti il “ruggito” di un leone che è stato allontanato dal suo “branco” e pensa con rabbia a come reinserirsi o a ricostituirlo sotto il suo comando. Dice testualmente il Senatùr riferendosi a Maroni: “Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta (e Bossi ricorda il 1994) alla fine tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu con la Csu in Baviera”. Quindi Bossi contesta radicalmente la linea politica, rivendica il suo ruolo di fondatore, attacca sulla continua serie di espulsioni dalla Lega e rinfaccia anche gli sgarbi personali che sono stati fatti: la sua segretaria che non prende lo stipendio da marzo, la mancanza di autisti e di una scorta.
Il “vecchio leone ruggisce” pensando di dare battaglia, di promuovere un giornale di lotta, di avere ancora la forza per riconquistare la sua creatura, quella Lega Lombarda che poi è diventata Lega Nord. C'è persino un attimo di rimpianto nel pensare ai vecchi amici di un tempo, come Gipo Farassino, o a bravi giornalisti che hanno spiegato attentamente il fenomeno leghista come Guido Passalacqua. Ma l'immagine complessiva che esce dall'intervista è quella di un leader che non vuole arrendersi di fronte a un progetto che si è frantumato. 


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