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LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: solo il proporzionale ci può togliere dai guai

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Invero, per quanto strano possa sembrare, in una tendenza autenticamente “bipolare” il porcellum è risultato più efficace e meno opaco del mattarellum. Il disastro è derivato dalla circostanza che nelle elezioni del 2013 il sistema politico italiano si è modificato profondamente passando da una bipolarismo debole o forzato ad un quadripolarismo, la cui consistenza e, soprattutto, permanenza sono realisticamente problematici. Sino a quando dura Grillo? Il centro montiano si consolida o è destinato a essere riassorbito da un altro polo?

Le incertezze del quadro politico attuale non devono fare velo ai limiti dell’esperienza avuta con il mattarellum nel 1994, nel 1996 e nel 2001. L’idea di tornare alla legge del 1993 nel quadro attuale potrebbe, non solo non essere risolutiva, ma soprattutto complicare le relazioni tra i partiti politici. Si deve prendere atto che nel sistema politico italiano la frammentazione politica è rimasta nonostante i tentativi di convogliarla verso un sistema bipolare; e, se questo è il dato attorno al quale costruire un meccanismo elettorale migliore del porcellum, allora il maggioritario ad un turno non è il sistema più adeguato.

Lasciamo da parte la quota proporzionale, la cui funzione è molteplice e può convivere con la più elevata quota maggioritaria. 

La questione è proprio la quota maggioritaria. Come si è accennato, nelle tre tornate in cui è stato impiegato il mattarellum non ha ricomposto la frammentazione politica, ma ne ha esaltato i risvolti più negativi, soprattutto per effetto del modo di agire dei partiti coalizzati nei collegi uninominali. È noto che i piccoli partiti delle coalizione hanno potuto “ricattare” con il loro peso marginale i grandi partiti, minacciando candidature autonome, non in grado di vincere nel collegio, ma capaci di fare perdere il seggio al partito più grande alleato. In questo modo ottenevano una sopra-rappresentanza con l’attribuzione di collegi “sicuri” in misura maggiore rispetto al loro effettivo apporto alla coalizione.

Sostanzialmente una competizione con partititi piccoli e grandi in Italia, nella quota maggioritaria, è stata profondamente diversa da quella che si svolge abitualmente in Germania, dove i partiti – per principio – conservano la loro identità nella quota maggioritaria e in quella proporzionale. Il resto lo fanno gli elettori, sapendo che la competizione nei collegi uninominali risulta il campo di lotta privilegiato (ma non esclusivo) dei partiti più grandi.

Il tentativo di superare i vincoli perversi creati dalla frammentazione nei collegi aveva portato a modificare il sistema elettorale nel 2005, tentando un diverso maggioritario, basato non sul meccanismo elettorale maggioritario dei collegi, bensì sul premio di maggioranza alle liste coalizzate.