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CAOS LEGA/ Rondolino: nella "guerra" tra Bossi e Maroni, vince la "logica Pd"

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Assolutamente nulla. Stiamo parlando di uno dei tanti miracoli della politica italiana: un partito ridotto ai minimi termini che guida le tre principali regioni del Nord. E’ una cosa che non capiterà mai più. Finché dura, quindi, nessuno la metterà in discussione. Né la Lega né il Pdl. Nessuno ha interesse a rompere l’equilibrio. Se si rompesse, infatti, si riandrebbe a votare e probabilmente, vincerebbe la sinistra.

 

Ci saranno implicazioni, invece, sul fronte del governo?

La Lega, attualmente, è all’opposizione. Tuttavia, nel caso in cui Berlusconi decidesse realmente di far saltare il tavolo, non escludo che il Carroccio possa decidere di appoggiare un nuovo governo. E’ talmente debole che deve scongiurare a tutti i costi le elezioni anticipate. Si tratterebbe di una sorta di esecutivo tecnico sostenuto da Pd, Scelta Civica, Lega, e dai transfughi dell’M5S, ovvero da coloro che hanno tutto l’interesse a restare in Parlamento il più a lungo possibile perché sanno benissimo che Beppe Grillo, alla prossima legislatura, non li ricandiderà. Detto questo, non penso che Berlusconi farà cadere il governo.

 

Neanche se la Corte costituzionale, il 19 giugno, decidesse che effettivamente non aveva diritto al legittimo impedimento, negatogli dalla Corte d’appello nell’ambito del processo Mediaset?

L’unica possibilità che l’esecutivo salti è che Berlusconi reagisca d’istinto. Certo, non si può escludere. Ma politicamente, non avrebbe alcun senso. Anzi, proprio in virtù delle sentenze che pendono sulla sua testa, gli conviene tenersi stretto il governo. Tanto più che otterrebbe un risultato esclusivamente nel caso in cui riuscisse a provocare le elezioni anticipate. Ma, con ogni probabilità, come già detto, caduto l’esecutivo se ne formerebbe un altro.

 

(Paolo Nessi)

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