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GRILLO & BERLUSCONI/ La doppia accusa alla Germania delle banche e della Merkel

Non sono pochi gli aspetti che Beppe Grillo e Silvio Berlusconi hanno in comune, a partire dal modo di intendere le campagne elettorali e il rapporto con gli elettori.

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Non sono pochi gli aspetti che Beppe Grillo e Berlusconi hanno in comune, a partire dal modo di intendere le campagne elettorali e il rapporto con gli elettori. Ci sono, tuttavia, anche delle consonanza programmatiche. Come quella sull’Europa. Intervistato da Il Foglio, l’ex premier si è detto convinto del fatto che il governo dovrebbe ingaggiare un braccio di ferro con la Merkel «senza strepiti ma con grande risoluzione, allo scopo di convincere i paesi trainanti dell’Europa, e in particolare la Germania di Angela Merkel, che siamo di fronte a una alternativa secca». Secondo l’ex premier, o si ridà fiato all’economia con misure espansive, e si smette di enfatizzare il problema della crisi dei debiti, o le ragioni strategiche dell’esistenza stessa dell’Europa e della solidarietà tra gli Stati membri cessano di esistere. Dal canto suo, in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo si spiega che «Bruxelles deve decidere sul meccanismo di liquidazione delle banche europee in caso di fallimento per prevenire il circolo vizioso debito pubblico – banche». Il problema è che sia la vigilanza che la regolamentazione unica europea «sono obiettivi che trovano il forte ostacolo delle lobby bancarie franco tedesche». Ovvero, gli stessi istituti che hanno contribuito all’aggravarsi della crisi, procrastinando la risoluzione della situazione greca. D’altro canto, ricorda il blog, di recente persino l’Fmi ha imputato a tale ritardo l’errore principale nella gestione della congiuntura economica. «Sono le stesse lobby - conclude il blog - che hanno annacquato i requisiti di Basilea e di ritardato la ripresa provocando il “credit crunch”, la stretta del credito, pur dl non ricapitalizzarsi. Senza l’ancora di salvataggio dell’Unione Bancaria, l’Italia non sarà mai in grado di gestire il peggioramento della crisi restando nell’Euro».

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