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IL FATTO/ Papa Francesco e Napolitano, le idee "cadono" di fronte agli uomini

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Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Quirinale.it)  Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Quirinale.it)

Infatti il Papa si è premurato di guardare i problemi dell’Italia nella questione più grande della “vocazione” del nostro paese in seno al consesso delle Nazioni: solo nella chiarezza della vocazione ogni povertà si definisce e ogni energia trova la sua giusta espressione. Affrontare i problemi di uno Stato, come quelli del singolo, al di fuori del tema del Compito che ognuno ha nella storia, significa generare confusione e alienazione, incapacità di definire soluzioni durature e non superficiali. 

Il Papa questo lo sa bene e si è premurato più volte di richiamare al ruolo del popolo italiano in Europa e nel mondo. Io sono vent’anni che seguo con assiduità la politica italiana e non ricordo nessuno che abbia più avuto la stoffa di ridisegnare la vocazione degli italiani nella storia. Un popolo senza vocazione annaspa e si attacca, di volta in volta, al bisogno più acuto che ha senza pensare che il problema, come nell’Io, è alla radice. Francesco, però, è andato oltre. E ha rimarcato l’altra grande parola che ha accompagnato la Chiesa dal dopo Concilio ad oggi: libertà religiosa. 

Essa, riferendola soprattutto ai fatti accaduti 1700 anni fa con l’Editto di Milano, non è soltanto una libertà di culto, ma è possibilità di partecipazione alla vita democratica, di espressione generosa di sé e del proprio dialogo col Mistero. Ciò che proviene dal rapporto con Dio, come coscienza di se stessi e come esaltazione della propria umanità, deve trovare libero spazio nella dialettica pubblica in nome di una laicità non esclusiva, tesa ad accantonare ogni fattore religioso, ma inclusiva, aperta cioè a valorizzare ogni apporto positivo che possa provenire dalla religione stessa. Per questo il Papa, quando parla di crisi, non parla di economia ma di legami famigliari deboli, non parla di borsa ma di povertà che toglie speranza e futuro ai giovani: perché egli desidera indicare nell’uomo la vera emergenza e nella libertà religiosa la condizione necessaria per ogni soluzione che non sia soltanto tecnica, ma integralmente umana alla crisi. 

Infine, quasi come corollario, al Papa non è sfuggito il momento politico particolare che vive il nostro paese, con la collaborazione di forze contrapposte in un unico governo e con una stagione ineludibile di riforme alle porte. Nessuno può sottrarsi all’impegno e al lavoro per il Bene Comune. Il pensiero del Pontefice scardina ogni partigianeria indicando una inevitabile opera di ciascuno in vista del Bene. Come nella vita, anche nello Storia, niente si realizza senza fatica e senza la volontà di fare questa fatica. 



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