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Politica

IL FATTO/ Papa Francesco e Napolitano, le idee "cadono" di fronte agli uomini

Ieri Giorgio Napolitano si è recato in visita ufficiale da papa Francesco. L’incontro di due persone che hanno anteposto l’essere uomini alle idee. Il commento di FEDERICO PICHETTO

Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Quirinale.it)Giorgio Napolitano e Papa Francesco (Quirinale.it)

Giorgio e Francesco. Dopo quasi tre mesi dall’elezione del nuovo Papa e uno e mezzo dalla momentanea risoluzione istituzionale della crisi politica italiana, Italia e Santa Sede si sono date appuntamento e si sono incontrate. 

Ufficialmente la visita del Presidente della Repubblica al Papa rientra nella prassi di buon vicinato fra Nazioni, ma - di fatto - in questo piccolo evento c’è di più. Giorgio Napolitano aveva intrecciato con Benedetto XVI un rapporto del tutto personale, ricco di amicizia e di umanità. In molti, forse, ricorderanno le lacrime con cui i due cari amici si sono salutati lo scorso febbraio: quello con Ratzinger è stato senza dubbio, per Napolitano, un incontro con una Presenza che lo ha toccato profondamente e definitivamente. Il che risulta oggi un immenso paradosso: di fronte al Papa mediaticamente più amico, che le tv vorrebbero più popolare e di sinistra, il Presidente appare emozionato e teso a ricordare l’Altro, il Papa Emerito, quello “aristocratico e di destra”, che gli ha toccato il cuore. 

Come sono stupide le nostre classificazioni politiche. Napolitano ha il merito, indiscusso, di aver sempre inteso la relazione politica come una relazione tra uomini e non tra idee, una relazione non automatica né scontata, ma ricca di attenzione alla storia e ai fatti che la segnano. Per questo egli è diventato amico di Benedetto XVI e per questo, oggi, si presenta da uomo di fronte al Pontefice, col desiderio non di approfittare delle possibili consonanze ideali con i valori del proprio mondo, ma con la domanda - evidente - che riaccada quell’esperienza di bene e di positività che è stato per lui il rapporto col Papa tedesco. 

In forza di questo il discorso di Napolitano ha voluto fotografare senza alcuna banalizzazione la situazione straordinaria in cui lui, uomo delle istituzioni ormai da molti anni, si è trovato ad accettare il secondo mandato come Presidente della Repubblica. In quest’ottica di emergenza e di straordinarietà ha parlato di crisi, di espansione della povertà e di bisogno di pace per il nostro popolo. Lo ha fatto quasi ponendo questi problemi ai piedi del Papa, desideroso non solo di manifestare la stima che l’Italia già attribuisce al nuovo Pontefice, ma anche con l’implicita domanda di luce per questo immane ed improvviso cammino che, come Presidente, si è ritrovato ad affrontare. 

Papa Francesco non lo ha deluso. Egli infatti, anticipando le parole di Napolitano, ha contestualizzato il dialogo tra Italia e Santa Sede nella storia dei rapporti politici internazionali, ricordando implicitamente le ferite del Risorgimento, il “non expedit”, i Patti Lateranensi, la Costituzione e il Nuovo Concordato del 1984, e ha voluto offrire al Presidente tre riferimenti con cui oggi abbracciare e affrontare il presente.