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PROCESSO MEDIASET/ 1. Berlusconi e il suicidio del voto anticipato

Silvio Berlusconi (Foto: Infophoto) Silvio Berlusconi (Foto: Infophoto)

Niente di tutto questo, e niente giudici amici al Palazzaccio, perché la discussione del terzo grado di giudizio sarà affidato alla cosiddetta sezione feriale, quella che rimane attiva durante le vacanze estive, e che non è organicamente strutturata. Il quadro è tanto fosco che in pochissimi sperano – realisticamente - in un verdetto favorevole.
Reagire, allora diventa un imperativo categorico. Ma il problema è il come. La tentazione del “muoia Sansone con tutti i filistei” è forte, e l’ipotesi di un precipitoso ritorno alle urne è tornata prepotentemente d’attualità. Il problema è che questo non cambierebbe la situazione di un Berlusconi probabilmente fuori gioco. Potrebbe però essere questa una mossa suicida, perché nessuno riesce a valutarne la validità. E il partito potrebbe uscire cancellato dal confronto elettorale. 

Una strategia ancora non c’è. A Palazzo Grazioli si sono prese in considerazione tante ipotesi, dall’Aventino soft a quello hard, cioè alle dimissioni in massa dei parlamentari azzurri. Nulla è deciso, tutte le ipotesi rimangono in campo. Quel che è certo è che a Palazzo Chigi in queste ore la preoccupazione è salita alle stelle e ci si prepara al peggio, anche se la linea ufficiale su cui insiste Enrico Letta in ogni intervento pubblico è quella di mantenere il piano del governo distinto e distante dalle vicende giudiziarie di Berlusconi.
Ma il Cavaliere non può restare fermo, e forse ha anche cercato di farlo presente al premier, attraverso Alfano o lo zio Gianni. Non può permettersi di finire accerchiato. Non può rimanere inerte a guardare. Qualcosa va fatto prima che sia troppo tardi, prima che la tenaglia della giustizia si stringa intorno a lui. Il problema, in queste ore, è cosa sia possibile ancora fare.

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