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PROCESSO MEDIASET/ 2. I giuristi: tempi insufficienti, qualcuno vuole l'instabilità

Pubblicazione:mercoledì 10 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 10 luglio 2013, 13.36

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È stupito e preoccupato Stelio Mangiameli, costituzionalista del Cnr. "Non è mai successo che in meno di quattro mesi si sia discusso un ricorso in Cassazione. Sicuramente se c'è prescrizione del reato non c'è più condanna. Ma il problema non è di stabilire se viene meno la pena accessoria oppure no; tra l'altro, essa era limitata nel tempo e non impediva a Berlusconi di agire politicamente in una serie di modi, fuori dal Parlamento". 

Il Pdl è insorto. Il vicepremier Angelino Alfano si è detto "lieto di constatare lo straordinario miglioramento nelle performance della Cassazione", attendendosi "un identico trattamento per tutti i cittadini". "Naturalmente non si può dire che i giudici non avranno la capacità di valutare il fascicolo" avverte Mangiameli. "C'è da presumere che abbiano calcolato i tempi in modo sufficiente per esaminarlo; anzi, studieranno giorno e notte solo quello. Ma non è questo il punto. Ha idea di quanti processi si prescrivono ogni anno? Nulla di quello che la Cassazione ha deciso è in contrasto con le norme, perché la Suprema Corte potrebbe anche fissare un'udienza ad horas, ma ciò che accade normalmente non è questo. E allora vuol dire che c'è un trattamento riservato, diverso per quella determinata persona". 

La decisione della Cassazione, per il costituzionalista, è un'altra mazzata sullo stato della giustizia italiana. I giudici di Cassazione − rileva Mangiameli − sono gli stessi che hanno recentemente confermato una condanna per 21 euro di mancato pagamento Iva. "Le pare che uno possa fare una falsa fatturazione per risparmiare 21 euro? Chi lo crede vuol dire che non sa o non vuole sapere come funzione l'evasione in Italia". Le conseguenze politiche sono evidenti. "Nel momento in cui Berlusconi dovesse avere la conferma della condanna e dell'interdizione, il Parlamento non potrebbe non trarne tutte le dovute conseguenze".

Per Mangiameli "ne viene fuori uno stato della giustizia assurdo, direi irriformabile". La vera questione non è più, ormai, quella di un'impossibile pacificazione del rapporto tra politica e giustizia, conclude il professore. "È come se ci fosse la precisa volontà di far precipitare la situazione italiana,  dove un governo in equilibrio precario non ha ancora adottato provvedimenti incisivi. Sembra di intravedere non già l'assenza di una volontà di pacificazione, ma una precisa volontà di aggravare lo stato di cose esistente: verso nuove elezioni o verso qualcos'altro, non si può sapere". Attaccando una forza che sostiene il governo, la quale finora ha detto che non ci sono ripercussioni; ma fino a quando questo è possibile? Mangiameli, su queste pagine, aveva detto che togliere l'appoggio al governo era contro gli interessi dello stesso Berlusconi. Ora però il dato, secondo lui, è un altro: "qualcuno vuole forzare la mano per modificare il quadro politico italiano".



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