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Politica

ALMA SHALABAYEVA/ Mannino: ministri inutili, in Italia comanda (già) qualcun altro

Per CALOGERO MANNINO, lo Stato italiano deve recuperare la pienezza della sua sovranità in coerenza con il quadro istituzionale. Deve essere rispettato il ruolo di ciascuno

Angelino Alfano (InfoPhoto)Angelino Alfano (InfoPhoto)

I funzionari del gabinetto del ministero degli Interni non avevano informato il vicepremier Angelino Alfano del fatto che era stata decisa l’espulsione dal nostro Paese di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua. La donna e la minorenne sono rispettivamente moglie e figlia del dissidente del Kazakistan, Mukhtar Ablyazon. La vicenda è avvenuta lo scorso 31 maggio, e Alfano ha dichiarato ufficialmente che non ne sapeva nulla: “Non perdonerò chi mi ha messo in difficoltà”. Difficile non credere alla parola del vicepremier, anche perché non è la prima volta che le istituzioni italiane vanno incontro a defaillances di questo tipo: lo documenta la stessa vicenda dei marò. Evidentemente, i funzionari del gabinetto del ministero, prima di parlare o anche senza parlare con Alfano avevano ricevuto altre telefonate ai cui ordini avevano deciso di obbedire. Gli ordini sarebbero arrivati cioè da fuori dall’Italia, e i nostri alti funzionari si sarebbero limitati a eseguirli senza neanche consultare il ministro. Per fare chiarezza su questa vicenda, ilsussidiario.net ha intervistato Calogero Mannino, per cinque volte ministro tra il 1981 e il 1992.

Quali sono i reali scenari in cui si inserisce la vicenda della moglie del dissidente kazako?

Non posso che prendere in considerazione la dichiarazione del ministro Alfano, che sottolinea però un aspetto molto grave dell’attuale configurazione delle responsabilità e dei ruoli istituzionali. Ormai da lunghissimo tempo spesso i responsabili politici, e cioè i ministri, non vengono messi a conoscenza di decisioni che sono prese da responsabili di apparati, alcune volte dalla stessa autorità giudiziaria, senza alcuna responsabilità del governo, e cioè di natura politica. In questo modo si sottolinea che in questo Paese da lungo tempo il governo è irrilevante.

Nella prima Repubblica, quando c’era uno scenario politico ben diverso, si verificarono situazioni simili a questa e come furono risolte?

Il richiamo alle esperienze della prima Repubblica suscita polemiche. Moro, Fanfani e Andreotti hanno gestito i rapporti con i Paesi arabi e allo stesso modo con altri Paesi che non appartenevano al mondo occidentale con coraggio pari al rischio. Lo hanno fatto nell’interesse dell’Italia.

A che cosa si riferisce nello specifico?

Per esempio il terrorismo arabo dopo l’attacco alla sede della compagnia israeliana El-Al a Roma nel 1985 non ha avuto altri episodi in Italia. Se Moro, Fanfani e Andreotti aprirono delle linee di dialogo riservato, se vogliamo anche segreto, con taluni Paesi e con talune forze, spesso ciò avveniva a garanzia dello stesso Israele. Non era cioè un tradimento dei nostri alleati, come l’America, né tantomeno uno stare al gioco dei Paesi arabi, ma un modo per tutelare la sicurezza dell’Italia e degli altri Paesi occidentali.

Quindi oggi i politici, a differenza di allora, finiscono per essere messi in secondo piano rispetto ai funzionari dei ministeri?


COMMENTI
15/07/2013 - commento (francesco taddei)

forse bisognerà ritrovare familiarità col concetto di nazione, di sovranità, di obbedienza e di giudizio. visto che i ministri non possono essere giudicati senza autorizzazione delle camere quando mai un cialtrone verrà rimosso? l'italia non solo non ha sovranità (visto che la nato la comandano gli usa) ma nemmeno iniziativa politica.