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CASO KYENGE/ Il ministro: tutti i giorni ricevo anche minacce di morte

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Il ministro Cécile Kyenge rilascia una intervista al Corriere della sera di oggi in cui commenta l'episodio che l'ha vista protagonista: gli insulti nei suoi confronti da parte del vicepresidente del senato, il leghista Calderoli, che l'ha paragonata a un orango. Dice di accettare le scuse che lo stesso Calderoli le ha rivolto, ma si chiede se una carica istituzionale non è in grado di usare un linguaggio che invece di essere pur di scontro e di confronto anche duro, sa solo insultare, allora forse dovrebbe lasciare il suo incarico a chi ne è capace. Un modo gentile di invitare alle dimissioni? "Non mi rivolgo alla persona, ma alla carica istituzionale che ricopre, per invitarlo a fare una riflessione profonda. Da queste sedie rappresentiamo l'Italia, parliamo a nome dei cittadini. E le parole hanno un peso" dice il ministro, che aggiunge di ricevere praticamente ogni giorno anche minacce di morte. Inoltre, spiega, il fatto che queste notizie facciano il giro della stampa mondiale, mettono in cattiva luce l'Italia. Dice poi che ovunque vada per un incontro pubblico trova sempre qualcuno che l'aspetta per insultarla: per questo è costretta a muoversi con una larga scorta, anche se ringrazia le tante persone, che sono di più, che le esprimono solidarietà. Sottolinea come, oltre al colore della pelle, le donne siano comunque continuamente attaccate, citando il caso di Mara Carfagna. Nonostante tutto questo quadro, il ministro ci tiene a dire ancora una volta che l'Italia non è razzista.



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