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SCENARIO/ Poggi (saggia di Letta): Berlusconi "minaccia" la riforma del premier

Pubblicazione:lunedì 15 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 15 luglio 2013, 9.24

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Dubito che raggiungeremo una sintesi. Ci atterremo al compito istituzionale, elaborando proposte coerenti con ciascuna opzione. Presumibilmente, in ogni caso, l’ipotesi di far coincidere il presidente della Repubblica con il capo del governo difficilmente troverà mai grande consenso tra le forze politiche. E’ molto più probabile che, con l’obiettivo di far funzionare il sistema, si rafforzino i poteri del premier; attraverso, per esempio, l’istituto della sfiducia costruttiva, la possibilità di incidere sulla calendarizzazione dei lavori del Parlamento, o di chiedere al capo dello Stato lo scioglimento delle Camere. Difficilmente, inoltre, l’opinione pubblica italiana sarebbe disponibile a rinunciare ad un presidente di garanzia.

 

In tutto ciò, quanto influisce la presenza di Berlusconi?

Parecchio. Parte delle forze politiche è contraria al rafforzamento dei poteri del premier nella prospettiva - direi irrazionale - che Berlusconi torni al governo.

 

Su cosa, invece, convergerete?

Siamo pressoché tutti quanti d’accordo sul superamento del bicameralismo perfetto. La maggioranza di noi, inoltre, condivide l’idea di modificare il riparto della competenze tra Stato e Regioni. Un’altra questione particolarmente sentita è che alle debolezza del Parlamento e delle istituzioni si è sommata una debolezza ancora più drammatica, quella dei partiti.

 

Ci spieghi.

Per quarant’anni i partiti sono sempre stati gli stessi, il che ha storicamente dato luogo ad una serie di convenzioni che hanno garantito l’esistenza di coalizioni in grado di resistere e governare. Dal ’93 in poi è stato un continuo nascere e morire di nuove formazioni e questo ha reso impossibile la costruzioni di alleanze stabili. Tutto ciò in parte riguarda la stessa natura dei partiti, e solo dal loro interno potrà partire una riforma; in parte, tuttavia, può essere corretto dalla legge elettorale.

 

I partiti, com'è ormai noto, preferirebbero di gran lunga che si mantenesse quella attuale...

Ne siamo consapevoli. Sappiamo anche che i partiti, su questo, sono costretti ad un passo indietro. In caso contrario, per loro si tratterebbe di un suicidio. Lo scollamento tra la volontà popolare e l’esito del voto si è reso evidente come non mai nelle ultime elezioni, in cui Bersani, dopo aver vinto, seppure di poco, non è stato in grado nemmeno di andare in Parlamento a chiedere la fiducia.

 

(Paolo Nessi)



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