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CASO KYENGE/ Le scuse di Calderoli davanti al Senato: ma non mi dimetto

Il vicepresidente del Senato il leghista Calderoli è intervenuto in aula per chiedere scusa pubblicamente al ministro Kyenge delle sue offse, ma ha detto che non si dimetterà

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Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli è intervenuto stamane in parlamento a riguardo del caso Kyenge, gli insulti cioè da lui rilasciati nei confronti del ministro. Come si sa, l'esponente leghista aveva detto durante un comizio che il suo volto gli ricordava quello di un orango. Mi scuso con disagio e imbarazzo ha esordito l'ex ministro, mi scuso con il Senato e con il presidente Napolitano. Ho usato parole sbagliate e offensive, ha aggiunto: "Ho commesso un errore gravissimo, ho fatto una sciocchezza ma il giudizio sul mio ruolo di vicepresidente deve essere dato su quello che faccio in questa Aula". Non si è trattato di razzismo, ha detto ancora, il ministro ha già accettato le mie scuse e le manderò un mazzo di rose. Ha poi detto che non attaccherà mai più un avversario con parole così offensive, ma allo stesso tempo non farà mai sconti a questo governo. Ha quindi detto che non è però sua intenzione dimettersi come invece chiedono in molti al senato, perché il suo ruolo è quello di vicepresidente di opposizione. Non è detto che però il caso sia chiuso con questo intervento. Ancora ieri Enrico Letta aveva chiesto al segretario della Lega parole e prese di posizioni chiare sul caso, ma da lui era giunta una sola frase: per noi il caso è chiuso. Oggi da Palazzo Chigi arrivano queste parole: Maroni è correo di Calderoli. 

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