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Caso Shabalayeva/ Alfano: nessuno nel Governo era stato informato

Il ministro degli interni e vicepresidente del consiglio Alfano ha terminato la sua relazione al Senato sul caso della moglie del dissidente kazako. Nessuno nel governo era stato informato

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Come annunciato il ministro degli interni Alfano ha riferito al Senato del caso che ha occupato l'esecutivo negli ultimi giorni, quello della famiglia del dissidente kazako deportata in modi poco chiari. Alfano ha letto il rapporto presentato oggi dal capo della polizia Pansa. Una cosa ha precisato: nessuno, né lui né Letta, era stato tenuto al corrente della faccenda. Per alcuni esponenti politici - anche Epifani lo ha insinuato - è impossibile che Alfano non sapesse. In ogni caso sono state presentate mozioni di sfiducia su di lui che saranno discusse venerdì prossimo. Al momento l'unico responsabile individuato è il capo Gabinetto dello stesso Alfano che invece della faccenda era al corrente, tanto che aveva incontrato nei giorni precedenti l'ambasciatore kazako il quale gli aveva fatto pressioni perché la famiglia fosse rispedita in patria. Giuseppe Procaccini ha dunque dato oggi le sue dimissioni prendendosi le responsabilità. Alfano ha sottolineato la gravità della mancata informativa al governo dell'intera faccenda, un qualcosa, ha detto, che non dovrà accadere mai più. E' comunque prassi, ha spiegato, che le espulsioni non vengano segnalate al ministro ma eseguite dal capo di Gabinetto e dal capo di polizia o dai loro sostituti. "Nella prassi non esisteva obbligo di segnalazione al ministro sia perché si trattava di una espulsione ordinaria, sia perché non c'era né evidenza né consapevolezza che il marito della donna fosse un dissidente. Sicchè nessuna informazione è stata data al ministro" ha detto ancora. Ma esistevano elementi come la pressione del governo kazako ad esempio che avrebbero dovuto far capire che il ministro andava informato. Inoltre ha detto come i funzionari italiani in tutta la vicenda non abbiano mai avuto elementi per pensare che Ablyazov fosse un rifugiato politico e non un pericoloso latitante, che inoltre non avrebbe mai presentato domanda di asilo politico. Perché episodi del genere comunque non accadano più, ha concluso, ha chiesto al capo del polizia di riorganizzare l'intero dipartimento di pubblica sicurezza

Cominciando dalla direzione centrale dell'immigrazione. 

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