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Politica

DAL KAZAKHSTAN A LIGRESTI/ A chi giovano i "poteri deboli" in Italia?

Salvatore Ligresti (Infophoto)Salvatore Ligresti (Infophoto)

Il clima complessivo ci riporta all'inizio degli anni Novanta. Ci si chiede come mai siano emerse solo adesso le presunte manovre della famiglia Ligresti, che stando a quel che si legge sui giornali sarebbero state portate avanti per anni e anni. Se le accuse venissero confermate, non sarebbe il caso di verificare anche con quanto ritardo si siano mossi sia i cosiddetti regolatori che la magistratura?
E ancora, sarebbe irragionevole supporre che - se la condotta di Ligresti si rivelasse davvero non priva di macchie - l'affaire Fonsai (e derivati) non riguardi anche tanti altri protagonisti di quello che è stato il "salotto buono" della finanza italiana? Insomma, che sia per un "colpo di coda" di qualcuno dei protagonisti accerchiato in queste vicende, o per gli schizzi prodotti dalla "macchina del fango" (che sta già scaldando il motore) in un mondo dove tutti si conoscono e hanno stretti rapporti reciproci, come ne uscirà a livello di immagine e credibilità il mondo della finanza italiana?
L'impressione è quella che si stia creando un grande “falò” per mettere sempre di più in difficoltà il governo, che è stato negli ultimi summit europei il più fermo contro la politica della signora Merkel e dei suoi sodali.
Come si diceva una “guerriglia” continua, che può sfociare in pericolosi fuochi d'artificio a fine mese con la sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi e, in agosto, con un nuovo attacco della speculazione finanziaria internazionale al debito pubblico italiano.
Evidentemente l'estate è una stagione favorevole alla destabilizzazione in Italia. Per via delle strane congiunzioni astrali, ci è venuto in mente che il 16 luglio del 1993 si suicidava Raul Gardini, mentre si celebravano, a pochi metri da casa sua i funerali del suicida in carcere Gabriele Cagliari, presidente dell'Eni. Il 17 luglio di quest'anno ricorreva anche il sesto anniversario della morte, per una grave malattia, di Vincenzo Maranghi, ultimo grande leader (liquidato con un colpo di palazzo) di una Mediobanca che non esiste più, quella che non voleva sentire parlare di “derivati” e che si opponeva alle famose stock options”.
E' effettivamente cambiata un'epoca, ma forse se qualcuno ricordasse tutto quanto è avvenuto in questi venti anni, forse troverebbe un “filo rosso” tra destabilizzazione, svendita dell'Italia e intrigo kazako. 

(Edmond Dantès)

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COMMENTI
22/07/2013 - Seppur subalterni ma vivi: meglio che niente.i (Ivio Nicola Marongiu)

Sapelli e poi Dantes, ci istigano al nazionalismo patriottico che suona, come al solito, vuoto di obiettivi e di strategie credibili: obiettivi circa l'occupazione e la crescita, strategie circa una chiara politica di alleanze internazionali. Davvero possiamo pensare ad un'alleanza tra USA e Italietta, stremata dalla crisi e senza valore politico, in funzione antitedesca, cioè antieuropea, cioè antieuro? Non è meglio, a questo punto della disfatta nazionale, rinserrarci sotto le ali dell'Europa vera, tedesco-francese, da cui è in fuga l'avveduta Inghilterra? Oppure: dicano Sapelli e Dantes qual è lo stato attendibile, calcolabile, della riserva economico-finanziaria e, soprattutto, politica dell'Italia da poter gettare sul piatto dell'alleanza con USA E GB al fine di una resa dei conti del Dollaro-Sterlina con l'Euro tedesco-francese. Lo dicano e allora continueremo ad essere con Letta-Napolitano contro Renzi-Repubblica. Altrimenti la fine è vicina e sarà una sconfitta ingloriosa, ma almeno saremo vivi.