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SOLDI AI PARTITI/ Il giurista: ci vuole il finanziamento privato come negli Usa

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Un piccolo finanziamento di carattere pubblico si può fare, in fondo rientra nella storia della democrazia europea ed è previsto anche negli Stati Uniti. Facciamo attenzione perà alla questione del 2 per mille. Come avviene questo recupero di risorse per le forze politiche? Indiscriminatamente? Vale a dire: offro il 2 per mille a tutto il sistema politico in blocco o al partito, alla forza politica in cui mi riconosco e voto? Qui il problema diventa complesso e può diventare discriminatorio. Perché se io offro i miei soldi al partito che preferisco (fatto del resto logico e scontato) devo scriverlo pure nella dichiarazione dei redditi? Se non è discriminazione questa, non so che cosa possa esserlo.

A suo parere la strada principale dovrebbe essere il finanziamento fatto dai privati?
Credo che questa sia la strada migliore. Ripeto che non escludo, così come si fa anche negli Stati Uniti, una parte limitata di finanziamento pubblico, che potrebbe coincidere con il momento elettorale. Ma il finanziamento privato mi pare quello più corretto. A una condizione precisa però: che tutto avvenga nella massima trasparenza, sottoscritto, denunciato, pubblicizzato nelle debite forme.

Si può dire che il più fermo oppositore dell'abolizione del finanziamento pubblico sia, in questo momento, Ugo Sposetti, l'amministratore del Partito democratico, e che in fondo interpreti la maggioranza degli umori di quel partito.
Era anche abbastanza prevedibile. Il Pd è la forza politica che ha più sedi, più presenza sul territorio, più apparato, più personale, quindi più costi. Nel momento in cui il Pci andò "in pensione" fu difficile collocare tante persone in altri posti, tra enti locali e cooperative. Ora un problema analogo è probabile che si presenti di nuovo, anche se in forme più ridotte.

(Gianluigi Da Rold)



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