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Politica

PROCESSO MEDIASET/ Berlusconi: non scappo, se mi condannano vado in cella. Ma smentisce l'intervista

Silvio Berlusconi secondo un articolo di Libero: se mi condannano non faccio l'esule come Craxi ma vado in galera. Rifiuterò anche gli arresti domiciliari. Ecco cosa ha detto

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Non farà come Bettino Craxi: in quella che è stata pubblicata come una intervista del direttore Maurizio Belpietro e pubblicata oggi su Libero, Silvio Berlusconi si dice pronto ad andare in carcere. Proprio pochi minuti fa è arrivata però una smentita da parte di Palazzo Grazioli in cui si dice che il leader del Pdl in realtà non ha mai concesso alcuna intervista a Libero. Si sarebbe trattato, ha detto, di una covnersazionein privato interpretata e pubblicata poi come intervista. Ecco cosa dice il comunicato: "Il Presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista. Il direttore di Libero Belpietro ha liberamente interpretato il senso di un colloquio in cui sono state confermate l'assoluta infondatezza delle accuse rivolte al Presidente Berlusconi e la sua precisa volontà di continuare a offrire il suo contributo al popolo dei moderati". Ma vediamo uqanto è stato pubblicato dul quotidiano. Come si sa manca pochissimo alla sentenza prevista per il 30 luglio sul cosiddetto processo Mediaset, nel quale l'ex capo di governo è stato condannato in appello a quattro anni di galera e cinque di interdizione dai pubblici uffici. Una condanna pesante che verrà ribadita o cancellata adesso dalla Cassazione. Dicendosi convinto che la Cassazione non potrà che assolverlo ma in caso di condanna (vista la sua età, dice, meriterei i domiciliari) si dice pronto ad andare in carcere rifiutando anche i domiciliari. E soprattutto non farà l'esule all'estero, spiega citando il caso di Craxi. Berlusconi come lo descrive Belpietro nell'articolo appare chiaramente un uomo stanco: dice di non dormire da un mese, di aver subito in poco tempo otto pronunciamenti contro di lui. I diritti Mediaset, il processo Ruby, il caso Fassina-Consorte, gli alimenti della ex moglie, le richieste della procura di Napoli, il legittimo impedimento, il rifiuto di trasferire il processo a Brescia, le cene di Arcore, il risarcimento a De Benedetti. E adesso la sentenza sul caso Mediaset. Nonostante tutto si dice abbastanza ottimista: i suoi avvocati, spiega, hanno presentato cinquanta obiezioni alla decisione della Corte di appello. Faceva il presidente del consiglio, dice, cosa poteva saperne di contratti televisivi? Inoltre fa presente quanto pagava di tasse allo stato e quanto piccola sia la cifra che si pensa evasione fiscale: dopo aver pagato cinquecento milioni di tasse, dice, avrei evaso tre milioni? La Cassazione, dice, deve riconoscere la sua innocenza. E assicura che se dovesse essere condannato non farà comunque cadere il governo di Enrico Letta. Sarà lo stesso Pd a farlo cadere, dice: non accetterebbero mai di governare con un partito il cui leader è stato arrestato e interdetto dai pubblici uffici. 

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