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Politica

TAGLIO PROVINCE/ Tutte le insidie di una cattiva riforma

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Due altri profili critici della proposta - che riguardano non solo le province (nella fase transitoria prima della loro auspicata soppressione), ma in vario modo anche le unioni di comuni e le città metropolitane - sono quelli sulla totale gratuità degli incarichi di chi sia chiamato a far parte degli organi di questi enti e sui rischi di derive presidenzialiste e di monopolio decisionale dei comuni più grandi. Nel primo caso si tratta di una scelta demagogica, che può finire per disincentivare l'impegno amministrativo o per aumentare i problemi di corruzione nelle amministrazioni locali. Nel secondo caso va evidenziato - oltre al fatto che sono per lo più esclusi, salvo in parte per le unioni, i consiglieri comunali dalla partecipazione agli organi di II grado di province e città metropolitane - che il peso dei grandi comuni può essere determinante nella scelta dei componenti degli organi, senza alcun contrappeso, con il rischio sia di una ancor maggiore debolezza e marginalità dei piccoli comuni sia della compressione delle minoranze.

Aldilà di queste considerazioni di merito, non va comunque sottaciuto il rilevante problema di costituzionalità che riguarda la degradazione delle province ad enti autonomi a rappresentanza di secondo grado, con organi eletti dai sindaci dei comuni ricompresi nel territorio, e non direttamente dai cittadini della comunità provinciale. Verrebbe in tal modo meno - come sottolineato anche dal prof. D'Alimonte in una recente ricerca del Cise - il rapporto politico tra rappresentanti e rappresentati, che dovrebbe esser proprio di tutte le istituzioni autonome previste dall'art. 114 della Costituzione; a parte l'osservazione che un'assemblea provinciale di sindaci o organi da questi espressi sarebbero ovviamente meno in grado di operare scelte di governo di interesse dell'intero territorio e più portate a cercare soluzioni di mediazione o compromesso. 

Tutte questioni che difficilmente potrebbero superare un vaglio di costituzionalità e che vanno di massima ribadite anche a proposito degli organi previsti in questa proposta per il governo delle città metropolitane, istituite al posto delle province nel medesimo ambito territoriale (a parte l'eventuale richiesta di 1/3 dei comuni di non farne parte): anche tali organi sarebbero infatti fortemente condizionati dai comuni ricompresi, soprattutto dal comune capoluogo, che finirebbe per svolgere un ruolo determinante, mentre la ragion d'essere delle città dovrebbe portare proprio ad un riequilibrio nei rapporti tra capoluogo e comuni contigui nelle decisioni unitarie o di comune interesse.

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COMMENTI
29/07/2013 - commento (francesco taddei)

il dimezzamento degli stipendi dei politici, parlamentari,regionali,provinciali, mai?