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SENTENZA MEDIASET/ Ecco la differenza tra dichiarazione infedele e frode fiscale

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La difesa di Berlusconi si centra sulla derubricazione del reato. Secondo il principe dei cassazionisti, l'avvocato Franco Coppi, i 4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici sono stati comminati in Appello per un abuso di diritto. Ovvero, si è applicato l’articolo 2 della legge 74 del 2000 sui reati tributari (dichiarazione fraudolenta) invece dell'articolo 4 (dichiarazione infedele). Una differenza sostanziale. Con dichiarazione dei redditi infedele si intende la dichiarazione di un imponibile che risulta inferiore a quello accertato, oppure un imposta inferiore a quella dovuta, o ancora un credito maggiore di quello che spetta. Tale reato si ravvisa anche laddove siano state indicate detradizioni o deduzioni indebite. La punibilità del reato, da uno a tre anni (e non è prevista l’interdizione), scatta con soglie elevate, ovvero a 103.291,37 euro d’imposta evasa ed al 10% degli elementi attivi dichiarati o, comunque, a 2.065.827,59 euro. Il reato viene integrato laddove si ravvisi esclusivamente il falso senza bisogno, cioè, che vi sia la frode. E’ indubbiamente più di una sanzione amministrativa, ma meno della frode fiscale. Tale reato viene commesso, invece, laddove vi sia effettiva condotta fraudolente. Anzitutto, la norma prevede il carcere fino a sei anni, l'interdizione e viene commesso quando l’accusato «al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi».



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