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CARCERI/ Gozi (Pd): l'Italia è uno "Stato criminale", tre riforme per liberarla

SANDRO GOZI (Pd) spiega perché un provvedimento di natura umanitaria sulle carceri dibattuto in Aula dovrebbe rappresentare il primo tassello di un’ampia riforma della giustizia

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Alla Camera è iniziato il dibattito sul disegno di legge che prevede l’introduzione nel nostro ordinamento di pene alternative al carcere. All’on. Sandro Gozi del Pd, che è promotore di una proposta di amnistia e indulto, abbiamo chiesto come si stanno svolgendo i lavori a Montecitorio. Proprio mentre era in corso la nostra intervista, in aula è scoppiata la lite tra alcuni parlamentari del Carroccio e di Sel e la seduta è stata sospesa.

 

Onorebole Gozi, come sta andando il dibattito alla Camera? 

Bene, a parte l’ostruzionismo di Lega e M5S che in realtà non ha niente a che vedere con il provvedimento di cui stiamo discutendo.

 

È un tema delicato.

In realtà l’ostruzionismo di Lega e M5S su un provvedimento minimo come questo, ragionevole dal punto di vista giuridico, con un approccio umanitario che rispetta la certezza della pena, la dice lunga su quanto questo Paese debba ancora maturare sul tema delle carceri.

 

Che novità introduce questo nuovo provvedimento?

 E’ un provvedimento positivo, che introduce finalmente in Italia l’istituto della messa alla prova. In pratica si comincia a ragionare su pene detentive alternative alla detenzione in carcere. È il primo tassello di una riforma più ampia. 

 

Quale riforma?

 Una riforma di struttura molto più ampia e importante, di cui ancora non si parla in aula.

 

Oggi, intervenendo alla discussione lei ha detto che “un uomo non è il suo errore e anche a chi ha sbagliato va garantita la dignità”.

Lo penso veramente.

 

La cosa ha suscitato reazioni contrastanti nel centrodestra, con la Gelmini che ha detto di essere d’accordo e Corsaro che invece ha sostenuto che la vittima viene sempre prima.

Fa piacere la reazione della Gelmini, vuol dire che il dibattito sta avanzando anche all’interno del Pdl.

 

Ma non c’è modo di contemperare le due cose: la vittima e chi commette un reato?

 Non solo c’è il modo, ma abbiamo il dovere di contemperare le due cose. Siamo rimasti in pochi a sostenere l’amnistia e l’indulto, che erano provvedimenti a scadenza regolare fino al 1992-93. Poi, quando abbiamo alzato la maggioranza da semplice a due terzi, è diventato praticamente impossibile farli. Ma noi non proponiamo di fare semplicemente l’amnistia-indulto.

 

Cos’altro proponete dunque?