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IMU/ Alfano contro l'Fmi: non accetteremo alcun consiglio

Pubblicazione:venerdì 5 luglio 2013

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Sull’Imu nessun passo indietro. Il Pdl, che ha fatto dell’abolizione dell’imposta il proprio cavallo di battaglia durante la campagna elettorale delle scorse elezioni politiche, rimanda al mittente il recente consiglio del Fondo monetario internazionale, secondo cui “la tassa sulla proprietà della prima casa dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità e di efficienza e la revisione dei valori catastali accelerata per assicurare l’equità”. Il primo a farsi avanti è Angelino Alfano: “L'Fmi come di consueto ha dato molti consigli all'Italia. Alcuni li accetteremo e altri no. Sull'Imu non accetteremo il consiglio”, scrive su Twitter il vicepremier, seguito a ruota dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta, intervenuto a "Radio Anch'io", secondo cui “la riforma si farà prima di Ferragosto, si cancellerà l’Imu sulla prima casa, sarà per tutti naturalmente, all’interno di una grande riforma della tassazione sugli immobili. Tutto questo al fine di rilanciare il settore dell’edilizia, che è il settore portante dell’economia italiana”. Il capogruppo Pdl al Senato, Renato Schifani, si augura invece che “le altre forze politiche di maggioranza e soprattutto il Pd non colgano l’estemporanea opinione espressa ieri sera dai funzionari del Fmi per mettere in crisi il governo”, mentre decisamente più dure sono le parole del vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: “Quelli del Fmi mostrano di avere per l’Italia la stessa considerazione che ha per le donne il suo ex capo Strauss Kahn. Non subiremo violenze da questi incapaci gestori delle finanze mondiali, che stanno guidando l’Occidente verso il disastro”. “Sulla tassazione delle case degli italiani decide l’Italia – aggiunge Gasparri -. Non un’organizzazione i cui vertici vengono un giorno associati a uno scandalo sessuale e un altro a uno scandalo finanziario. Si diano una maggiore credibilità prima di parlare e comunque è nostro dovere rispondere per le rime. Anche all’Ocse, che deve giustificare la sua esistenza invece di dire a noi che politiche fiscali adottare”.



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