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PROVINCE/ Il giurista: la Consulta ha "bocciato" Monti perché Letta intenda

Pubblicazione:venerdì 5 luglio 2013

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Soprattutto, sarebbe opportuno che la disfida delle Province – così drammaticamente conclusasi per i fautori della tabula rasa -  induca a ragionare con serenità sui costi e sui benefici di una complessiva operazione di riforma.

Se si guarda ai modelli applicati negli altri ordinamenti a noi comparabili, in specie a livello europeo, esiste di norma un livello intermedio di governo della cosa pubblica che esercita funzioni amministrative riconducibili ad aree vaste individuate secondo criteri omogenei. Se si guarda alla nostra storia, e tenuto conto della nostra geografia, la Provincia costituisce il livello ordinamentale strategico per assicurare in condizioni di efficienza servizi pubblici sovracomunali. Per di più, le Province si sono tradizionalmente collegate con l’assetto decentrato delle amministrazioni statali, dando così al ceto politico provinciale un rilievo importante nel cursus honorum all’interno degli enti della rappresentanza politica. Certo, vanno eliminate le superfetazioni che si sono verificate negli anni più recenti, così come vanno chiarite una volta per tutte le funzioni fondamentali delle Province e il ruolo spettante alle Regioni.

Ma voler procedere, come sembra ci si stia orientando nel procedimento di revisione costituzionale che si sta avviando in questa legislatura, a voler cancellare con un tratto di penna la parola “Provincia” dalla Costituzione, per poi consentire alle Regioni di ripristinare nuove e variegate tipologie di enti intermedi, significherebbe compiere un’operazione politica in perdita: il cittadino si accorgerebbe rapidamente del vero significato di tale apparente trasformazione istituzionale, e ne subirebbe immediatamente i costi in termini di incertezza e di spaesamento. Non crescerebbe affatto il consenso nei confronti del ceto politico, ma, al contrario, aumenterebbero la distanza e il senso di frustrazione e di protesta. In definitiva, perdere il livello rappresentativo delle Province sarebbe un costo in termini di democrazia rappresentativa: per quali vantaggi? In nome di quali benefici?   

Se proprio volessimo dare un consiglio a chi sta faticosamente intraprendendo la strada delle riforme costituzionali, un punto essenziale da rivedere è proprio il decreto legge. E’ uno strumento che, proprio come dimostratosi in questa occasione, è capace di determinare molti più danni dei presunti benefici che si pretende di ottenere. Perché negli ordinamenti a noi vicini non esistono strumenti comparabili al nostro decreto legge? Certo i Governi stranieri non appaiono più lenti del nostro esecutivo. La vera questione è che il decreto legge, così come si è venuto a determinare nella prassi, consente di eludere il fondamentale principio di responsabilità degli organi titolari dell’indirizzo politico, in nome di una presunta emergenza dietro alla quale ogni modifica normativa è ammessa. La congerie di norme variamente introdotte, derogate, sostituite con ciascun decreto legge provocano continui mutamenti degli indirizzi politico-legislativi di fronte ai quali è sempre più difficile trovare qualcuno capace di orientarsi.


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COMMENTI
06/07/2013 - Un commento assurdo e preoccupante (Franco Labella)

Stavolta commento un commentatore anzichè l'articolo. Il signor Consorteria auspica il silenzio dei giudici. Immagino non si renda conto di aver fatto un auspicio assurdo e preoccupante: la fine del sistema democratico del controllo costituzionale. In regime di Costituzione rigida, una Corte Costituzionale "silenziata" e silenziosa equivarrebbe all'abrogazione della Costituzione stessa. Non oso pensare se uno dei miei studenti leggesse il commento di Consorteria di cui ignoro, ovviamente, il livello di conoscenze giuridiche di base. Chissà se il Ministro Carrozza vorrà porsi il problema di come evitare che i Consorteria crescano e diventino grandi. Perchè non studiare il Diritto nelle scuole comporta questo ed altri rischi democratici. Spero che almeno l'addetto stampa del Ministro legga il Sussidiario e ci faccia conoscere il pensiero dell'ex rettore Carrozza. Prof. Franco Labella Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia Ps: immagino che Consorteria ignori il procedimento di revisione costituzionale attraverso il quale, correttamente, potremmo essere meno "francesi" come da lui auspicato.

 
05/07/2013 - Se i giudici imparassero a stare zitti (Alberto Consorteria)

L'Italia ha bisogno di cambiamenti, e i giudici cassano ogni idea di cambiamento. Non basta la rappresentatività di Zona, Comune, Regione e Stato. La Provincia è fondamentale? Diamo i soldi solo ai comuni, e chi vuole si accorpori per condividere dei servizi. La Provincia è un'idea amministrativa francese, pletorica, imperiale. lasciamola ai francesi...