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PROVINCE/ Il giurista: la Consulta ha "bocciato" Monti perché Letta intenda

Pubblicazione:venerdì 5 luglio 2013

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Applicando con rigore la Costituzione, la Corte costituzionale ha fatto giustizia di uno dei più grandi errori compiuti recentemente mediante il ricorso alla decretazione d’urgenza: il cosiddetto “riordino” delle Province. Mediante questa formula si intendeva attuare una riforma complessiva delle Province, modificandone radicalmente la struttura di ente politico direttamente rappresentativo, le funzioni attribuite e le condizioni di formazione e di accorpamento. E ciò sulla base di una lettura sin troppo “estensiva” della competenza statale relativa alla definizione delle funzioni fondamentali delle Province (prevista all’art. 117, comma 2, lett. p) e in palese contraddizione con quella disposizione della Costituzione che, nell’art. 133, comma 1, prevede un apposito procedimento per la creazione di nuove Province e per la modifica di quelle esistenti.

Va segnalato che, innanzi alle critiche subito sollevate da una parte consistente e autorevole della dottrina già nei riguardi del primo decreto legge (il n. 201 del 2011), il Governo Monti aveva perseverato con una successiva disciplina dettata sempre con decreto legge (il n. 95 del 2012). Ma, seppure il Parlamento, nella convulsa fase conclusiva della scorso legislatura, in sede di conversione in legge avesse parzialmente ridotto gli effetti più devastanti del procedimento di riordino, l’esito conclusivo è stato un vero e proprio caos: istituzionale, ordinamentale, politico, normativo e amministrativo.

Gli organi provinciali commissariati o in scadenza non avevano la possibilità di rielezione; le funzioni amministrative attive divenivano oggetto o di riappropriazione regionale o di redistribuzione a favore dei Comuni o di nuovi ambiti di area vasta. Nelle Regioni a statuto speciale, poi, è andato in scena il paradosso: eliminare le province per creare nuovi e talora più numerosi enti intermedi. Insomma, la spinta alla soppressione delle province – curiosamente suggerita dalle sedi europee (probabilmente le più incompetenti a decidere sulla consistenza dei nostri livelli istituzionali) – aveva prodotto, in nome di una garibaldina spending review, uno stato di fatto inconcepibile per uno Stato di diritto.

A tutto ciò ha posto la parola fine la Corte costituzionale con una pronuncia cui, secondo le regole generali, va riconosciuta efficacia retroattiva: insomma, la situazione deve tornare, come nel gioco dell’oca, al punto di partenza. Si dovrà procedere alla rinnovazione degli organi provinciali, si dovrà procedere a rivedere le discipline regionali che ne hanno modificato le funzioni amministrative.

Non occorre adesso soltanto soffermarsi sulle ragioni di un errore cosi grave dal punto di vista costituzionale. Ciò che occorre fare, soprattutto, è chiedersi che cosa vogliamo fare dell’Italia. Dobbiamo auspicare un Paese normale, in cui le riforme di sistema così rilevanti, come quella delle Province, non si improvvisino con decreto-legge, non si concludano a colpi di maxi emendamenti e non si impongano con voti di fiducia giustificati per lo più da vincoli esterni o da ragioni di bilancio.  


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COMMENTI
06/07/2013 - Un commento assurdo e preoccupante (Franco Labella)

Stavolta commento un commentatore anzichè l'articolo. Il signor Consorteria auspica il silenzio dei giudici. Immagino non si renda conto di aver fatto un auspicio assurdo e preoccupante: la fine del sistema democratico del controllo costituzionale. In regime di Costituzione rigida, una Corte Costituzionale "silenziata" e silenziosa equivarrebbe all'abrogazione della Costituzione stessa. Non oso pensare se uno dei miei studenti leggesse il commento di Consorteria di cui ignoro, ovviamente, il livello di conoscenze giuridiche di base. Chissà se il Ministro Carrozza vorrà porsi il problema di come evitare che i Consorteria crescano e diventino grandi. Perchè non studiare il Diritto nelle scuole comporta questo ed altri rischi democratici. Spero che almeno l'addetto stampa del Ministro legga il Sussidiario e ci faccia conoscere il pensiero dell'ex rettore Carrozza. Prof. Franco Labella Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia Ps: immagino che Consorteria ignori il procedimento di revisione costituzionale attraverso il quale, correttamente, potremmo essere meno "francesi" come da lui auspicato.

 
05/07/2013 - Se i giudici imparassero a stare zitti (Alberto Consorteria)

L'Italia ha bisogno di cambiamenti, e i giudici cassano ogni idea di cambiamento. Non basta la rappresentatività di Zona, Comune, Regione e Stato. La Provincia è fondamentale? Diamo i soldi solo ai comuni, e chi vuole si accorpori per condividere dei servizi. La Provincia è un'idea amministrativa francese, pletorica, imperiale. lasciamola ai francesi...